Battesimo – Tentazione – Primi Discepoli
1. PREDICAZIONE DI GIOVANNI BATTISTA E BATTESIMO DI GESÙ.
Lungo la riva destra del Giordano, ci sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni sembrano persone semplici del popolo, altri dei ricchi, non mancano alcuni che sembrano dei farisei per la loro tipica veste piena di frange e altri ornamenti In mezzo ad essi, in piedi su un masso, c’è un uomo: è Giovanni Battista. Parla alla folla. Non è una predica dolce. Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto è impetuoso e severo nel suo parlare e nel suo gestire. Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma è un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano leggera sulle piaghe dei cuori. E’ un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà. Mentre parla, si avvicina lungo una piccola stradina che costeggia il Giordano, Gesù. È solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza rumore e ascolta intanto la voce tuonante del predicatore del deserto, come se anche Gesù fosse uno dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare e per prepararsi ad essere purificati per la venuta del Messia. Nulla distingue Gesù dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla. Però si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualità speciale. Si gira e individua subito l’origine di quell’emanazione spirituale. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va svelto verso Gesù, che si è fermato qualche metro lontano dal gruppo appoggiandosi al ramo di un albero. Gesù e Giovanni si fissano un momento. Gesù col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, sono l’antitesi l’uno dell’altro. Alti tutti e due (è questa l’unica somiglianza), sono diversissimi per tutto il resto. Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto d’un bianco latte, dagli occhi azzurri, dall’abito semplice ma maestoso. Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in lunghezza, nero nella barba che gli copre quasi tutto il volto non nascondendo le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle abbronzata dal sole del deserto e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena sotto i fianchi magri. Sembrano un selvaggio e un angelo visti vicini. Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: «Ecco l’Agnello di Dio. Come mai viene da me il mio Signore?». Gesù risponde calmo: «Per compiere il rito di penitenza». «Mai. Sono io che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?». E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s’era curvato davanti a Gesù, ri-sponde: «Lascia che si faccia come voglio io, per ora, affinché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga l’inizio di un più alto mistero; lascia che sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo». Giovanni lo guarda con occhio che si è ormai addolcito, e lo precede verso la riva, dove Gesù si leva il mantello e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nell’acqua dove c’è già Giovanni, che lo battezza versandogli sul capo l’acqua del fiume, presa con una specie di tazza, che il Battista tiene sospesa alla cintola e che sembra una conchiglia o una mezza zucca secca e svuotata. Gesù è proprio l’Agnello. Agnello nel bianco della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo. Mentre Gesù risale la riva e, dopo essersi vestito, si raccoglie in preghiera, Giovanni lo indica alla folla testimoniando d’averlo riconosciuto per il segno che lo Spirito di Dio gli aveva indicato.
2. GESÙ TENTATO DA SATANA NEL DESERTO. COME SI VINCONO LE TENTAZIONI
Addossato ad un enorme roccia, seduto su un sasso sta Gesù. Si ripara così dal sole cocente. Gesù è molto magro e pallido. Sta seduto con i gomiti appoggiati ai ginocchi e gli avambracci sporgenti in avanti, con le mani unite ed intrecciate nelle dita. Medita. Ogni tanto solleva lo sguardo e lo gira attorno e guarda il sole alto, quasi a perpendicolo, nel cielo azzurro. Ogni tanto, e specie dopo aver girato lo sguardo attorno e averlo alzato verso la luce solare, chiude gli occhi e si appoggia al masso, che gli fa da riparo, come preso da vertigine.
Improvvisamente appare Satana. Non con corna, coda, ecc. ecc. Sembra un beduino avvolto nel suo vestito e nel suo mantellone. Sul capo ha il turbante. Ha labbra sottili, occhi nerissimi e incavati. Due pupille che ti leggono in fondo al cuore, ma nelle quali non leggi nulla, o una sola parola: mistero. L’opposto dell’occhio di Gesù, magnetico e profondo, che ti legge nel cuore, ma nel quale tu leggi anche che nel suo cuore c’è amore e bontà per te. L’occhio di Gesù è una carezza sull’anima. L’occhio si Satana è come un doppio pugnale che ti colpisce, ti penetra e ti brucia. Si avvicina a Gesù: «Sei solo?». Gesù lo guarda e non risponde. «Come sei capitato qui? Ti sei sperduto?». Gesù lo guarda di nuovo e tace. «Se avessi dell’acqua nella borraccia, te la darei. Ma ne sono senza anche io. M’è morto il cavallo e mi dirigo a piedi al fiume. Là berrò e troverò chi mi dà un pane. Conosco la strada. Vieni con me. Ti guiderò». Gesù non alza più neppure gli occhi. «Non rispondi? Sai che, se resti qui, muori? Già si leva il vento. Sarà bufera. Vieni». Gesù stringe le mani in muta preghiera. «Ah! sei proprio Tu, dunque? E’ tanto che ti cerco! Ed ora è tanto che ti osservo. Dal momento che sei stato battezzato. Chiami l’Eterno? E’ lontano. Ora sei sulla terra ed in mezzo agli uomini. E negli uomini regno io. Eppure mi fai pietà e ti voglio aiutare, perché sei buono e sei venuto a sacrificarti per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bontà. Non capiscono e non cercano che denaro, cibo e piaceri. Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro più di questa terra deserta che ci sta attorno. Essi hanno il cuore di pietra. Lascia stare. Non meritano che tu soffra per loro. Li conosco più di Te». Satana si è seduto di fronte a Gesù e lo fissa col suo sguardo tremendo, e sorride con la sua bocca di serpente. Gesù tace sempre e prega mentalmente. «Tu non ti fidi di me. E fai male. Io sono la sapienza della terra. Ti posso esser maestro per insegnarti a vincere. Vedi: l’importante è vincere. Poi, quando ci si è imposti al mondo, allora lo puoi condurre anche dove vuoi tu. Ma prima bisogna essere come piace a loro. Prima bisogna essere come loro. Ingannarli facendo loro credere che noi li ammiriamo e li seguiamo nelle loro idee e nelle loro azioni. Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. E’ sempre da essa che si deve incominciare. Io ho sbagliato spingendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla in un’altra maniera. Ne avrei fatto uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io te lo insegno, perché c’è stato un momento che ho guardato a Te con gioia, quando ero ancora un Angelo ubbidiente a Dio, e un resto di quell’amore mi è rimasto. Perció Tu ascoltami ed usa della mia esperienza. Fatti una compagna. Dove non riuscirai Tu, riuscirà essa. Sei il nuovo Adamo: devi avere la tua Eva. E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del piacere se non sai che cosa sono? Non sai che è lì il punto principale da cui nasce la pianta della attrazione sfrenata e della prepotenza? Perché l’uomo vuole regnare? Perché vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa è come l’allodola. Ha bisogno del luccichìo per essere attirata. L’oro e la potenza sono le due facce dello specchio: da una parte attirano le donne e dall’altra parte sono le cause del male nel mondo. Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi ce ne sono novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volontà di una donna, arsa da un desiderio che l’uomo non soddisfa ancora o non soddisfa più. Vai dalla donna se vuoi sapere cosa è la vita. E solo dopo saprai curare e guarire le malattie della umanità. E’ bella, sai, la donna! Non c’è nulla di più bello nel mondo. L’uomo ha il pensiero e la forza. Ma la donna! Il suo pensiero è un profumo, il suo contatto è carezza di fiori, la sua grazia è come vino che scende, la sua debolezza è come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani dell’uomo, la sua carezza è forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Con la donna a fianco, si annulla il dolore. La tristezza e la fatica scompaiono quando ci si accosta ad una donna. Essa è fra le nostre braccia è come un fascio di fiori. Ma che stupido che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. Tu sei sfinito. Per
questo, questo profumo di donna, questo fiore del creato, questo frutto che dà e suscita amore, ti pare senza valore. Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende. Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, devi dire soltanto: “Voglio”, perché esse divengano pane fragrante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. E queste piante così bruciate, se Tu vuoi, non possono riempirsi di dolci frutti, di datteri di miele? Sáziati, o Figlio di Dio! Tu sei il Padrone della terra. Essa si inchina per mettere ai tuoi piedi se stessa e sfamare la tua fame. Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Gesù! Sei tanto debole da non potere più neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Certo non mi posso paragonare a te, ma qualcosa posso. Starò sprovvisto per un anno della mia forza, la radunerò tutta, ma ti voglio servire, perché Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di chiamarti tale. Aiutami con la tua preghiera perché io possa…». “Taci”, urla Gesú. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio”. Il demonio ha un sussulto di rabbia. Mostra i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e trasforma quel mostrare i denti, in un sorriso. «Capisco. Tu sei al di sopra delle necessità della terra e hai schifo a servirti di me. L’ho meritato. Ma vieni, allora, e vedi cosa c’è nella Casa di Dio. Vedi come anche i sacerdoti non disdegnano di venire a patti fra lo spirito e la carne. Perché infine anche loro sono uomini e non angeli. Compi un miracolo spirituale. Io ti porto sulla punta piú alta del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lassù, e poi chiama le schiere degli angeli e di’ che facciano delle loro ali intrecciate, come una pedana al tuo piede e ti calino così nel cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che tu sei Dio. Ogni tanto è necessario manifestarsi, perché l’uomo ha una memoria tanto corta e debole, specialmente nelle cose spirituali. Sai come gli angeli saranno contenti di fare da scala a Te che scendi!». « “Non tentare il Signore Iddio tuo” è scritto nella Bibbia». «Certo! Tu sai che neppure la tua apparizione come Dio cambierebbe le cose, e il Tempio continuerebbe ad essere mercato e corruzione. La tua divina sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono un nido di vipere, che si sbranano tra diloro e sbranano gli altri pur di dominare. Non sono attratti che dal potere umano. E allora, vieni. Adorami. Io ti darò la terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i più grandi dominatori passati o viventi saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te, che avrai tutti i regni della terra sotto il tuo scettro di comando. E, coi regni, tutte le ricchezze, tutte le bellezze della terra; e poi donne, cavalli, eserciti e religioni. Potrai alzare dovunque la tua bandiera, quando sarai il Re dei re e il Signore del mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dai sacerdoti. Tutti i popoli ti onoreranno e ti serviranno, perché sarai il Potente, l’Unico, il Signore. Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho d’esser adorato! E’ quella che mi ha perduto e dannato. Ma è rimasta in me, questa sete e mi brucia. Le vampe dell’inferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo ardore che mi brucia tutto l’interno. E’ il mio inferno, questa sete. Un attimo, un attimo solo, o Cristo, Tu che sei buono! Un attimo di gioia all’eterno Tormentato! Fammi sentire cosa voglia dire essere dio e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le tue imprese. Un attimo! Un solo attimo, e non ti tormenterò più!». E Satana si butta in ginocchio, supplicando. Gesù si è alzato, invece. Divenuto più magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora più alto. Il suo volto è terribile di severità e potenza. I suoi occhi sono due diademi che bruciano. La sua voce è un tuono, quando dice, urlando: «Va’ via, Satana. E’ scritto: “Adorerai il Signore Dio tuo e servirai Lui solo”!». (Deut. 6, 13) Satana, con un urlo di dolore dannato e di odio indescrivibile, scatta in piedi, tremendo a vedersi nella sua furente, fumante persona. E poi scompare con un nuovo urlo di maledizione. Gesù si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso. Pare sfinito. Suda. Ma esseri angelici vengono a purificare e a rinfrescare l’aria. Gesù apre gli occhi e sorride. Non mangia ancora niente. Prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli angeli, si avvia. Ha ripreso la sua espressione abituale, il passo sicuro. A ricordo del lungo digiuno, resta solo un volto magro e pallido e gli occhi, pieni di una gioia che non è di questa terra.
Dice Gesù:.
Satana si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituale contatto con Dio, avvertono quella presenza che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da Dio; se seguono i loro istinti di piacere, se non sono aiutate dalla preghiera che unisce a Dio, allora difficilmente esse si accorgono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile. Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il piacere e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e schiavizzata questa, dà l’attacco alla parte superiore, allo spirito. Prima il pensiero con le sue superbie e le sue voglie sfrenate; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore (quello non esiste già più da quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani) ma anche il timore di Dio. E’ allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più. Come io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire, senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la pazienza e il silenzio alla sua presenza, e con la preghiera, alla sua tentazione. E’ inutile stare a discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nei suoi ragionamenti. Solo Dio lo vince. E allora ricorrere a Dio. Che parli Lui per noi. Mostrare a Satana quel Nome non tanto scritto su una carta o inciso su un legno, quanto scritto e inciso nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta. Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito. Occorre avere volontà di vincere Satana e di avere fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male».
3. INCONTRO CON GIOVANNI E GIACOMO
Gesù cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano. E’ tornato su per giù al posto dove era stato battezzato. Il luogo, qualche giorno prima tanto affollato di gente, ora appare spopolato. Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo percorre. Gesù pare non accorgersene neppure. Procede per la sua strada come preso dai suoi pensieri. Quando giunge all’altezza del punto piú basso del fiume, incrocia un gruppo di uomini di età diverse, che discutono animatamente fra loro e che poi si separano, alcuni andando verso sud e altri risalendo a nord. Fra quelli che si dirigono a nord ci sono Giovanni e Giacomo. Giovanni vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni. Parlano fra loro per un poco e poi Giovanni cammina piú velocemente degli altri per raggiungere Gesù. Giacomo lo segue più piano. Gli altri non se ne occupano. Camminano lentamente, discutendo. Quando Giovanni è vicino a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri, grida: «Agnello di Dio che togli i peccati del mondo!». Gesù si gira e lo guarda. I due sono a pochi passi l’uno dall’altro. Si fissano l’un l’altro. Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e sorridente nel bel viso giovanile che pare di fanciulla. Gli si danno si e no vent’anni, e sulla gota rosata non c’è altro segno che quello di una peluria bionda. «Chi cerchi?» chiede Gesù. «Te, Maestro». «Come sai che sono maestro?». «Me lo ha detto il Battista». «E allora perché mi chiami Agnello?». «Perché lui ti ha chiamato cosí quel giorno che Tu passavi di qua, poco più di un mese fa». «E che vuoi da Me?». «Che Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli». «E tu chi sei?». «Sono Giovanni di Zebedeo, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Siamo pescatori. Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza, meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia. Tu lo sei. Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su Te. A noi l’ha detto: “Ecco l’Agnello di Dio”. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata». «Dove è Giovanni?». «Erode l’ha preso. In prigione è, a Macheronte. I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo. Ma non si può. Noi torniamo proprio di là. Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti». «Venite. Ma sapete cosa chiedete? Chi mi segue dovrà tutto lasciare: e casa, e parenti, e modo di pensare, e vita anche. Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete. Ma Io non ho ricchezze e protezioni. Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere dove posare il capo e perseguitato più di una pecora inseguita dai lupi. La mia dottrina è ancor più severa di quella di Giovanni, perché proibisce anche di avere risentimento verso un altro. Il mio insegnamento non è rivolto a cambiare l’esterioritá dell’uomo, ma il suo cuore, il suo spirito. Dovrete rinascere se volete essere dei miei. Lo volete voi fare questo cambiamento?». «Sì, Maestro. Tu solo hai parole che ci danno luce. Esse scendono nel cuore e nello spirito e, dove c’era tenebra di desolazione perché privi di guida, portano luce e luminositá come di un sole». «Venite, dunque, e andiamo. Vi ammaestrerò per via».
4. GIOVANNI E GIACOMO RIFERISCONO A PIETRO IL LORO INCONTRO CON IL MESSIA
È una mattina piena di sole. Giovanni sbuca da una stradina e va di corsa verso il lago. Giacomo lo segue, ma molto più piano. Giovanni guarda le barche già arrivate a riva dopo la pesca della notte, ma non vede quella che cerca. La vede ancora lontana, a qualche centinaio di metri dalla riva, che sta manovrando per rientrare, e grida forte, con le mani alla bocca, un lungo «Oh-è!» che deve essere il richiamo usato. E poi, quando vede che lo hanno sentito, si sbraccia in grandi gesti che accennano: «Venite, venite». Gli uomini della barca, credendo chissà che, prendono i remi e cominciano a remare, e la barca va più veloce che con la vela, che essi ammainano, forse per fare più presto. Quando sono a un dieci metri da riva, Giovanni non attende oltre. Si toglie il mantello e la veste lunga e li butta sulla riva del mare, si toglie i sandali, si alza la sottoveste e scende nell’acqua incontro a quelli che arrivano. «Perché non siete venuti, voi due?» chiede Andrea. Pietro, imbronciato, non dice nulla. «E tu, perché non sei venuto con me e Giacomo?» risponde Giovanni ad Andrea. «Sono andato a pescare. Non ho tempo da perdere. Tu sei scomparso con quell’uomo…». «Ti avevo fatto cenno di venire. E’ proprio Lui. Se sentissi che parole!… Siamo stati con Lui tutto il giorno e la notte sino a tardi. Ora siamo venuti a dirvi: “Venite”». «E’ proprio Lui? Ne sei certo? «Lo abbiamo appena visto allora, quando ce lo indicò il Battista». «E’ Lui. Non lo ha negato». «Chiunque può dire ciò che gli fa comodo per imporsi ai creduloni. Non è la prima volta…» borbotta Pietro un po’ seccato. «Oh! Simone! Non dire così! E’ il Messia! Sa tutto! Ti sente!». Giovanni è addolorato e costernato dalle parole di Simon Pietro. «Già! Il Messia! E si mostra proprio a te, a Giacomo e ad Andrea! Tre poveri ignoranti! Vorrà ben altro il Messia! E mi sente! Ma, va’! Il sole ti dá alla testa! Vieni a lavorare, piuttosto. Sarà meglio. E lascia le favole». «E’ il Messia, ti dico. Giovanni diceva cose sante, ma questo parla da Dio. Se uno non è il Messia non può dire simili parole». «Simone, io non sono un ragazzo. Ho i miei anni e sono calmo e riflessivo. Lo sai. Poco ho parlato, ma ho molto ascoltato in queste ore che siamo stati con l’Agnello di Dio, e ti dico che veramente non può essere che il Messia. Perché non credere? Perché non volerlo credere? Tu non credi, perché non lo hai ascoltato. Ma io credo. Siamo poveri e ignoranti? Egli ben dice che è venuto per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio, del Regno di Pace ai poveri, agli umili, ai piccoli prima che ai grandi. Ha detto: “I grandi hanno già le loro delizie. Delizie misere, dietro le quali non vale la pena andare; delizie insignificanti, rispetto a quelle che vengo a portare io. I grandi hanno già le loro consolazioni. Ma Io vengo ai ‘piccoli’ di Israele e del mondo, a coloro che piangono e sperano, a coloro che cercano la Luce ed hanno fame del vero cibo celeste. I grandi non danno né luce, ne cibo, ma solo pesi, oscurità, catene e disprezzo. Io chiamo i ‘piccoli’. Io sono venuto a capovolgere il mondo. Perché abbasserò ciò che ora è ritenuto importante e necessario ed innalzerò ciò che ora è ritenuto di poco conto ed è disprezzato. Chi vuole verità e pace, chi vuole vita eterna venga a Me. Chi ama la Luce venga. Io sono la Luce del mondo”. Non ha detto proprio così, Giovanni, fratello mio?». Giacomo ha parlato in modo calmo e commosso. «Sì, risponde Giovanni. E ha detto anche: “Il mondo non mi amerà. Il mondo dei grandi e dei potenti, perché è corrotto con vizi e con l’attaccamento al denaro. Il mondo anzi non mi vorrà. Perché, è figlio della Tenebra, e quindi non ama la Luce. Ma la terra non è fatta solo del mondo dei grandi e dei potenti corrotti e viziosi. Ci sono nel mondo anche coloro che, pur essendo mischiati con gli altri, non sono del mondo. Vi sono alcuni che sono del mondo perché vi sono stati imprigionati come pesci nella rete”, ha detto proprio così, perché parlavamo sulla riva del lago ed Egli accennava a delle reti che venivano trascinate a riva coi loro pesci. Ha detto, anzi: “Vedete. Nessuno di quei pesci voleva cadere nella rete. Anche gli uomini, intenzionalmente, non vorrebbero cadere preda di di satana. Neppure i più malvagi. È la superbia che li accieca. E per la loro superbia credono di avere diritto di fare tutto quello che vogliono. Il loro vero peccato è la superbia. Dalla superbia nascono tutti gli altri peccati. Ma coloro poi, che non sono completamente malvagi, ancor più non vorrebbero essere di Satana. Ma ci cascano per leggerezza e per un peso che li trascina in fondo, e che è il peccato di Adamo. Io sono venuto a togliere quella colpa e a dare, a tutti, in attesa dell’ora della Redenzione, una tale forza a chi crederà in Me, che sará capace di liberarli dal laccio che li tiene legati e a renderli liberi di seguire Me, Luce del mondo”». «Ma allora, se ha proprio detto così, bisogna andare da Lui, subito». Pietro, con i suoi impulsi così schietti, ha subito deciso e già eseguisce, affrettandosi a ultimare le operazioni di scarico, perché intanto la barca è giunta a riva e i garzoni l’hanno quasi tratta in secco, scaricando reti e corde e velame. «E tu, stupido Andrea, perché non sei andato con questi?». «Ma… Simone! Tu mi hai rimproverato perché non avevo persuaso questi a venire con me… Tutta la notte hai brontolato, e ora mi rimproveri di non essere andato?!…» «Hai ragione… Ma io non lo avevo visto… tu sì… e devi aver visto che non è come noi… Qualche cosa di più bello avrà!…». «Oh! sì» dice Giovanni. «Ha un volto! Ha degli occhi! Vero, Giacomo, che occhi?! E una voce!… Ah, che voce! Quando parla ti par di stare in Paradiso». «Allora, facciamo presto. Andiamo a trovarlo. Voi (parla ai garzoni) portate tutto a Zebedeo e dite che faccia lui. Noi torneremo questa sera per la pesca». Si rivestono tutti e si avviano. Ma Pietro, dopo qualche metro, si arresta e afferra Giovanni per un braccio e chiede: “Hai detto che sa tutto e che sente tutto…”. «Si. Pensa che quando noi, vedendo la luna alta, abbiamo detto: “Chissà che farà Simone?”, Egli ha detto: “Sta gettando la rete e non si sa dar pace di dover fare da solo, perché voi non siete usciti con la barca gemella in una sera di così buona pesca… Non sa che fra poco pescherà con altre reti e pescherá altri pesci”. «Misericordia divina! E’ proprio vero! Allora avrà sentito anche… anche che io gli ho dato poco meno che del bugiardo… Non posso andare da Lui». «Oh! Ma è tanto buono! Certo sa che tu hai pensato così. Lo sapeva già. Perché quando lo abbiamo lasciato, dicendo che venivamo da te, ha detto: “Andate. Ma non lasciatevi vincere dalle prime parole di presa in giro che vi dirá. Chi vuole venire con Me deve saper tener testa alle prese in giro del mondo e alle proibizioni dei parenti. Perché io sono sopra il sangue e la società, e trionfo su essi. E chi è con Me pure trionferà in eterno”. E ha detto anche: “Sappiate parlare senza paura. Colui che vi udrà, verrà, perché è uomo di buona volontà”». «Così ha detto? Allora vengo. Parla, parla ancora di Lui mentre andiamo. Dove è?». «In una povera casa; devono essere persone a Lui amiche». «Ma è povero?». «Un operaio di Nazareth. Così ha detto». «E come vive, ora, se non lavora più?». «Non lo abbiamo chiesto. Forse lo aiutano i parenti». «Era meglio portare del pesce, del pane, un po’ di frutta…, qualche cosa. Ma come, andiamo a parlare con un maestro, perché è come un maestro e anche di piú, e andiamo a mani vuote!… I nostri rabbini non vogliono cosi…». «Ma Lui vuole. Non avevamo che venti denari fra me e Giacomo e glieli abbiamo offerti, come facevamo con i rabbini. Non li voleva. Ma, dal momento che insistevamo, ha detto: “Dio ve li restituisca attraverso le benedizioni dei poveri. Venite con Me” e subito li ha distribuiti a dei poverelli che Egli sapeva dove abitavano, e a noi che chiedevamo: “E per Te, Maestro, non conservi nulla?”, ha risposto: “La gioia di fare la volontà di Dio e di servire la sua gloria”. Noi abbiamo detto anche: “Tu ci chiami, Maestro. Ma noi siamo tutti poveri. Che ti dobbiamo portare?”. Ha risposto, con un sorriso che proprio fa gustare il Paradiso: “Un grande tesoro voglio da voi”; e noi: “Ma se non abbiamo niente?”; e Lui: “Un tesoro dai sette nomi, e che anche il più meschino può avere e il re più ricco può non possedere. Uditene i nomi: carità, fede, buona volontà, retta intenzione, continenza, sincerità, spirito di sacrificio. Questo io voglio da chi mi segue, questo solo, e in voi c’è. Ora questo vostro regalo dorme come un seme sotto il terreno invernale, ma il sole della mia primavera lo farà nascere in una spiga con 7 chicchi di grano”. Così ha detto». «Ah! questo mi assicura che è il Messia vero, il Messia promesso. Non è duro con i poveri, non chiede denaro… Basta questo, per considerarlo il Santo di Dio. Andiamo sicuri».
5. L’INCONTRO CON PIETRO E ANDREA DOPO UN DISCORSO NELLA SINAGOGA.
GIOVANNI DI ZEBEDEO, GRANDE ANCHE NELL’UMILTÀ
Gesù viene avanti da una piccola stradetta, un sentiero fra due campi. E’ solo. Giovanni va verso di Lui da tutt’altro viottolo fra i campi e finalmente lo raggiunge passando per una accorciatoia fra la siepe. Giovanni non ha segni di baffi o di barba, ma solo guance lisce, labbra rosse e la luce del suo bel sorriso e
dello sguardo puro. I capelli sono biondo-castani, lunghi e soffici, ondeggiano nel passo, veloce quasi quanto una corsa. Quando sta per raggiungerlo, chiama forte: «Maestro!». Gesù si ferma e si gira con un sorriso. «Maestro, ti ho tanto desiderato! Mi hanno detto, nella casa dove stai, che eri venuto verso la campagna… Ma non mi sapevano dove. Io temevo di non vederti». Giovanni parla lievemente curvo per il rispetto. «Ho visto che mi cercavi e sono venuto verso di te». «Mi hai visto? Dove eri, Maestro?». «Là ero» e Gesù accenna ad un gruppo di alberi di ulivi lontani. «Là ero. Pregavo e pensavo a quanto dirò questa sera nella sinagoga. Ma ho lasciato subito non appena ti ho visto». «Ma come hai fatto a vedermi se io appena appena vedo quel luogo, nascosto, dove eri tu?». «Eppure lo vedi! Ti sono venuto incontro perché ti ho visto. Ciò che non fa l’occhio, fa l’amore». «Sì, fa l’amore. Mi ami dunque, Maestro?». «E tu mi ami, Giovanni, figlio di Zebedeo?». «Tanto, Maestro. Mi pare di averti sempre amato. Prima di averti conosciuto, prima ancora, l’anima mia ti cercava, e quando ti ho visto essa mi ha detto: “Ecco Quello che cerchi”. Io credo che ti ho incontrato perché la mia anima ti ha sentito». «Tu lo dici, Giovanni, e dici giusto. Io pure ti sono venuto incontro perché la mia anima ti ha sentito. Per quanto mi amerai?». «Per sempre, Maestro. Non voglio amare nessun altro se non Te». «Hai padre e madre, fratelli, sorelle, hai la vita, e con la vita la donna e l’amore. Come farai a lasciare tutto per Me?». «Maestro… non so… ma mi pare, se non è superbia dirlo, che la tua predilezione mi fará da padre, da madre, da fratelli, da sorelle e anche da donna. Di tutto, sì, di tutto mi terrò sazio se Tu mi amerai». «E se il mio amore ti procurerà dolori e persecuzioni?». «Nulla sarà, Maestro; se Tu mi amerai». «E quel giorno che io dovessi morire…? “No! Sei giovane, Maestro… Perché devi morire?”. «Perché il Messia è venuto per predicare la Legge nella sua verità e per compiere la Redenzione. E il mondo odia la Legge, né vuole essere redento. Perciò perseguita coloro che sono mandati da Dio». «Oh! ciò non sia mai! Non lo dire a chi ti ama, questo pronostico di morte!… Ma se Tu avessi a morire, amerò ancora Te. Lascia che io ti ami». Giovanni ha sguardo supplice. Più cammina a fianco di Gesù e sembra che chiedai amore. Gesù si ferma. Lo guarda, lo fissa con lo sguardo del suo occhio profondo, e poi gli pone la mano sulla testa. «Voglio che tu mi ami». «Oh! Maestro!». Giovanni è felice. Per quanto la sua pupilla sia bagnata pianto, ride, prende la mano di Gesú e la bacia sul dorso e se la stringe al cuore. Riprendono il cammino. «Hai detto che mi cercavi…» «Sì. Per dirti che i miei amici ti vogliono conoscere… e perché, oh! come avevo voglia di stare con Te ancora! Ti ho lasciato da poche ore… ma non potevo già più stare senza di Te». «Sei stato dunque un buon divulgatore della notizia?». «Ma anche Giacomo, Maestro, ha parlato di Te in modo da… convincere». «Aveva un poco paura…». «No! Non deve aver paura di Me! Sono venuto per i buoni e più per chi è in errore. Io voglio salvare tutti, non condannare. Con gli onesti sarò tutto misericordia». «E coi peccatori?». «Anche. Per disonesti intendo quelli che hanno la disonestà spirituale e ipocritamente si fingono buoni mentre fanno opere malvagie. E tutte queste cose le fanno per avere utile proprio e per ricavare utile dal prossimo. Con questi sarò severo». «Oh! Simone, allora, può star sicuro. E’ schietto come nessun altro». «Così mi piace e voglio che siate tutti cosí». «Vuol dirti tante cose Simone». «Lo ascolterò dopo aver parlato nella sinagoga. Ho fatto avvisare poveri e malati oltre che ricchi e sani. Tutti hanno bisogno della Buona Notizia». Il paese si avvicina. Dei bambini giocano sulla strada e uno, correndo, viene a sbattere fra le gambe di Gesù e cadrebbe se Egli non fosse sollecito ad afferrarlo. Il bambino piange lo stesso, come se si fosse fatto male, e Gesù gli dice tenendolo in braccio: «Un israelita che piange? Che avrebbero dovuto fare allora i mille e mille bambini che sono divenuti uomini attraversando il deserto dietro a Mosè? Eppure più per loro che per gli altri, (perché l’Altissimo ha amore degli innocenti e provvede a questi angioletti della terra, a questi uccellini senza ali, come provvede ai passeri del bosco), proprio per questi ha fatto scendere la manna tanto dolce. Ti piace il miele? Si? Ebbene, se sarai buono mangerai un miele più dolce di quello delle tue api». «Dove? Quando?». «Quando, dopo una vita di fedeltà a Dio, andrai a Lui». «Io so che non vi andrò se non viene il Messia. La mamma mi dice che per ora noi di Israele siamo come tanti Mosè e moriamo in vista della Terra Promessa. Dice che stiamo lì ad aspettare di entrarvi e che solo il Messia ci farà entrare». «Ma che bravo piccolo israelita! Ebbene, Io ti dico che quando tu morirai entrerai subito in Paradiso, perché il Messia avrà già aperto le porte del Cielo. Però devi essere buono». «Mamma! Mamma!». Il bambino scivola dalle braccia di Gesù e corre incontro ad una giovane sposa, che rientra con un’anfora di rame. «Mamma! Il nuovo Rabbi mi ha detto che io andrò subito in Paradiso quando morirò e mangerò tanto miele… ma se sono buono. Sarò buono!». «Lo voglia Dio! Scusa, Maestro, se ti ha dato noia. E’ tanto vivace!». «L’innocenza non dà mai noia, donna. Dio ti benedica, perché sei una madre che alleva i figli nella conoscenza della Legge di Dio». La donna si fa rossa alla lode e risponde: «A Te pure la benedizione di Dio» e scompare col suo piccolo. «Ti piacciono i bambini, Maestro?». Si, perché sono puri… e sinceri… e amorosi». «Hai dei nipoti, Maestro?». «Non ho che una Madre… Ma in Lei c’è la purezza, la sincerità, l’amore dei pargoli più santi, insieme alla sapienza, alla giustizia e alla fortezza degli adulti. Ho tutto in mia Madre, Giovanni». «E l’hai lasciata?». «Dio viene prima anche della più santa delle madri». «La conoscerò io?». «La conoscerai». «E mi amerà?». «Ti amerà perché Ella ama chi ama il suo Gesù». «Allora non hai fratelli?». «Ho dei cugini da parte del marito di mia Madre. Ma ogni uomo mi è fratello e per tutti sono venuto. Eccoci davanti alla sinagoga. Io entro, e tu mi raggiungerai coi tuoi amici». Giovanni se ne va, e Gesù entra in una stanza quadrata col solito apparato di lumi a triangolo e di leggii con rotoli di pergamena. Vi è già folla in attesa e in preghiera. Anche Gesù prega. La folla bisbiglia e commenta dietro a Lui, che si curva a salutare il capo della sinagoga e
poi si fa dare a caso un rotolo. Gesù inizia la lezione. Dice: «Queste cose lo Spirito mi fa leggere per voi. Nel capitolo settimo del libro di Geremia si legge: “Queste cose dice il Signore degli eserciti, il Dio d’Israele: ‘Purificate i vostri comportamenti e i vostri affetti e allora abiterò con voi in questo luogo. Non vi cullate nelle parole vane da voi ripetute: c’è qui il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore. Perché, se voi migliorerete i vostri modi di agire e i vostri affetti, se renderete giustizia tra l’uomo e il suo prossimo, se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete in questo luogo il sangue innocente, se non andrete dietro agli dèi stranieri, allora io abiterò con voi in questo luogo, nella terra che io diedi ai vostri padri per secoli e secoli’ “Udite, o voi di Israele. Ecco, io vengo a illuminare voi con le parole di luce che la vostra anima offuscata non sa più vedere e capire. Udite. Molto pianto scende sulla terra del popolo di Dio e piangono i vecchi che ricordano le antiche glorie, piangono gli adulti piegati sotto il peso della schiavitú, piangono i fanciulli che non hanno avvenire di futura gloria sulla terra. Ma la gloria della terra è nulla rispetto ad una gloria che nessun oppressore, che non sia Satana e la mala volontà, possono strappare. Perché piangete? Come mai l’Altissimo, che fu sempre buono con il popolo suo, ora ha girato altrove il suo sguardo e nega ai suoi figli di vederne il Volto? Non è più il Dio che divise il mare e fece passare Israele? Che attraverso il deserto lo guidó e lo nutrì, e contro nemici lo difese? E affinché non smarrisse la via del Cielo, diede alle anime la Legge? Non è più il Dio che addolcì le acqudal cielo e amare di Meriba e fece venire manna agli israeliti sfiniti? Non è il Dio che vi volle stabilire in questa terra e con voi strinse alleanza di Padre a figli? E allora perché ora lo straniero vi ha colpiti e oppressi? Molti fra voi mormorano: “Eppure qui è il Tempio!”. Non basta avere il Tempio e in quello andare a pregare Iddio. Il primo tempio è nel cuore di ogni uomo, e in quello va fatta la preghiera santa. Ma santa non può essere se prima il cuore non cambi e col cuore non cambino i comportamenti, gli affetti, le norme di giustizia verso i poveri, verso i servi, verso i parenti, verso Dio. Ora guardate. Io vedo ricchi dal cuore duro, che fanno ricche offerte al Tempio ma non sanno dire al povero: “Fratello, ecco un pane e un denaro. Accettalo. Da cuore a cuore, e non ti sentire umiliato accettare l’aiuto, come a me non mi fa sentire superbo il dartelo, questo aiuto”. Ecco, Io vedo gente che prega lamentandosi con Dio che non li ascolta subito, ma poi al povero, che spesso è un loro familiare, e che chiede un aiuto, rispondono con cuore duro: “No”. Ecco, Io vedo che voi soffrite e piangete per le tasse che dovete pagare all’Imperatore, ma poi voi opprimete i vostri fratelli e li uccidete: e di questo non avete orrore. O voi Israeliti! Il tempo della Redenzione è arrivato. Preparate, in voi, le vie alla Redenzione con la buona volontà. Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non disprezzate; mercanti, non rubate; poveri, non invidiate. Siete tutti fratelli, figli di uno stesso Dio. Siete tutti chiamati allo stesso destino. Non chiudete a voi stessi, con i vostri peccati, il Cielo, che il Messia vi aprirà,. Avete sin qui peccato? Ora non fatelo più. Ogni errore non sia piú ripetuto. Semplice, buona, facile è la Legge di Dio. Tornate ad osservare i comandamenti iniziali che vi fa tuffare in una luce d’amore. Venite. Io vi mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, e amore di voi a Dio. Amore verso il prossimo. Sempre amore, perché Dio è Amore e figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che diventa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni cattiveria e desiderio smodato muoia. Una gloria nuova vi è data, quella eterna, e a lei giungeranno tutti coloro che faranno la Legge di Dio, un vero studio del loro cuore. Iniziate dall’amore. Non c’è cosa più grande. Ma, quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire anche aiuto contro ogni tentazione. La benedizione di Dio sia su chi rivolge a Lui un cuore pieno di buona volontà». Gesù tace. La gente bisbiglia. L’adunanza si scioglie dopo aver cantato inni e salmi. Gesù esce sulla piazzetta. Sulla porta sono Giovanni e Giacomo con Pietro e Andrea. «La pace sia con voi» dice Gesù e aggiunge: «Ecco l’uomo che, per esser giusto, ha bisogno di non giudicare senza prima conoscere. Ma che però è onesto nel riconoscere il suo torto. Simone, hai voluto vedermi? Eccomi. E tu, Andrea, perché non sei venuto prima?». I due fratelli si guardano negli occhi imbarazzati. Andrea mormora: «Non osavo…». Pietro, rosso, non dice nulla. Ma, quando sente che Gesù dice al fratello: “Facevi del male a venire?” interviene schietto: «Sono stato io. Lui voleva condurmi subito da Te. Ma io… io ho detto… Sì. Ho detto: “Non ci credo”, e non ho voluto. Oh! ora sto meglio!…». Gesù sorride. E poi dice: «E per la tua sincerità Io ti dico che ti amo». «Ma io… io non sono buono… non sono capace di fare quello che Tu hai detto nella sinagoga. Io sono rabbioso, pieno di ira, e se qualcuno mi offende… eh!… Io sono… mi piace aver denaro… e nel mio mercato di pesce… eh!… non sempre… non sempre sono stato senza aver imbrogliato. E sono ignorante. E ho poco tempo per poterti seguire e avere la luce. Io lavoro, sai! Come farò? Io vorrei diventare come Tu dici… ma…» «Non è difficile, Simone. Sai un poco la Scrittura? Sì? Ebbene, pensa al profeta Michea. Dio da te vuole quello che dice Michea. Non ti chiede di strapparti il cuore, né di sacrificare gli affetti più santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma Egli ti chiede solo questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni impegno nel seguire il tuo Dio. Sforzati a fare questo, e, il passato di Simone sarà cancellato e tu diverrai l’uomo nuovo, l’amico di Dio e del suo Cristo. Non più Simone. Ma Cefa, cioé, pietra sicura a cui mi appoggio». «Questo mi piace! Questo lo capisco. La Legge è così… è così… ecco, io quella non la so più fare come l’hanno fatta i rabbini!… Ma questo che Tu dici, sì. Mi pare che ci riuscirò. E Tu mi aiuterai. Stai qui di casa? Conosco il padrone». «Qui sto. Ma ora andrò a Gerusalemme e poi predicherò per la Palestina. Sono venuto per questo. Ma verrò qui sovente». «Io verrò ad ascoltarti ancora. Voglio esser tuo discepolo. Un poco di luce entrerà nella mia testa». «Nel cuore soprattutto, Simone. Nel cuore. E tu, Andrea, non parli?». «Ascolto, Maestro». «Mio fratello è timido». «Diverrà un leone. La sera scende. Dio vi benedica e vi dia buona pesca. Andate». «La pace a Te, Maestro». E se ne vanno. Appena fuori, Pietro dice: «Ma che avrà voluto dire prima, quando diceva che pescherò con altre reti e pescheró altri tipi di pesci?». «Perché non glielo hai chiesto? Volevi dire tanto e poi quasi non parlavi». «Mi… vergognavo. E’ così diverso da tutti gli altri maestri!». «Ora va a Gerusalemme…». Giovanni dice questo con tanto desiderio e nostalgia. «Io volevo dirgli se mi portava con sé… e non ho osato…» «E váglielo a dire, allora, ragazzo» dice Pietro. «Lo abbiamo lasciato così… senza una parola di amore… Almeno sappia che lo ammiriamo. «Va’, va’. A tuo padre glielo dico io». «Vado, Giacomo?». Giovanni parte di corsa… e di corsa torna tutto allegro. «Gli ho detto: “Mi vuoi con Te a Gerusalemme?”. Mi ha risposto: “Vieni, amico”. Amico, ha detto! E ha detto che domani a quest’ora verrá qui e poi partiremo. Ah! A Gerusalemme con Lui!…».
