Discorso al tempio durante la Pasqua Ebraica, dopo aver difeso due vecchietti truffati

Nella zona del Tempio di Gerusalemme, c’è una folla enorme, pellegrini che giungono a gruppi da tutte le parti, venditori di pecore, colombi, agnelli: una vera fiera. Chi corre, chi chiama, chi urla, chi contratta, chi protesta per il prezzo troppo alto, chi spinge le bestie. Si sentono muggiti, belati, insulti ai garzoni che sono lenti. In un altro settore c’è la zona del cambio dei soldi: altre urla, altre grida, altre proteste, altri contratti: il Tempio funziona da Borsa, da Borsa… nera. Gli strozzini non mancano e neppure gli imbroglioni. A farne le spese sono i poveri, i vecchi e le donne. Imbrogli a non finire. Ai vecchi e ai poveri vengono venduti animali difettosi che probabilmente non saranno accettati dai sacerdoti del Tempio. Di qui proteste, insulti a non finire. Due vecchietti tornano indietro spingendo un povero agnello che non è stato accettato, perché difettoso. Tornano dal venditore: pianti, suppliche, ma il venditore non si commuove: “In nome di Dio, siamo poveri vecchi, vuoi impedirci di fare la Pasqua, che forse è l’ultima della nostra vita? Non basta quello che ti abbiamo dato per una piccola bestia, cámbiala, questa è difettosa”. Niente da fare. Anche Gesú ha fatto il suo acquisto: Pietro ha contrattato al posto di Gesú e tutti insieme si dirigono verso il Tempio per sacrificare l’agnello comprato. Gesú, peró, nel frattempo, vede i due vecchietti piangenti, che protestano col venditore. Lascia il suo gruppo e si avvicina. Si rivolge al venditore e gli dice: “Cambia l’agnello a questi fedeli; non è degno dell’altare, come tu non sei degno, che approfitti di due vecchietti deboli e indifesi”. “E tu chi sei”, gli dice il venditore. “Un giusto”, risponde Gesú. “La tua parlata indica che sei della Galilea, puó venire mai un “giusto” dalla Galilea?”. “Fa’ quello che ti dico, e sii giusto anche tu!”. “Udite, udite, un galileo difensore dei suoi pari che vuole insegnare a noi del Tempio”. E ride e scimmiotta le parole di Gesú. Intanto si avvicina altra gente. Alcuni mercanti e cambiavalute prendono le difese del loro collega.  Fra di loro ci sono alcuni scribi e farisei; uno di loro chiede a Gesú con arroganza: “Sei tu dottore della legge di Mosé?”. “Tu l’hai detto”, risponde Gesú.  “E che insegni?”. “Questo insegno, grida Gesú: a rendere la casa di Dio, casa di preghiera e non un mercato. Questo insegno, alzando la voce: a rendere giustizia ai poveri e ai deboli. Questo insegno, urla alla fine Gesú: a non rubare, a non maltrattare e a non umiliare la povera gente.  Questo insegno”. Intanto Gesú si è fatto terribile nel suo volto. In mano non ha nulla. Solo la sua ira in faccia, e con questa, camminando velocemente e in modo imponente tra banco e banco, sparpaglia le monete, rivolta tavoli e tavolini e tutto cade con fracasso e con gran rumore di metallo rimbalzante, con grida e ira dei commercianti. Poi Gesú strappa delle funi dalle mani di un guardiano di bestie e fa una sferza dura e l’alza e la fa girare in alto e l’abbassa, senza pietá. La gente si scansa. I colpevoli, inseguiti, se la danno a gambe, lasciando per terra denaro, e indietro bestie. Pecore che corrono, colombi che volano, muggiti, belati, insieme a risate e grida dei fedeli. Una confusione generale. Accorrono scribi, farisei, autoritá del tempio; Gesú è ancora in mezzo allo spiazzale, che ritorna dal suo inseguimento. La sferza è ancora in mano. “Chi sei? Che fai? Come ti permetti di fare questo, turbando le cerimonie prescritte? Da che scuola vieni? Noi non ti conosciamo, né sappiamo chi sei. Con quale autoritá hai fatto questo?”. «Io sono Colui che posso. Tutto io posso. Disfate pure questo Tempio vero ed io lo risorgerò per dar lode a Dio. Non sono io che turbo la santità della Casa di Dio e delle cerimonie, ma voi la turbate permettendo che la sua casa divenga casa di usurai e di mercanti. La mia scuola è la scuola di Dio. La stessa che ebbe tutto Israele per bocca dell’Eterno quando parló a Mosè. Non mi conoscete? Mi conoscerete. Non sapete da dove io vengo? Lo saprete». E, volgendosi al popolo senza più curarsi dei sacerdoti, alto nell’abito bianco, col mantello aperto e fluente dietro le spalle, a braccia aperte come un predicatore nel più vivo della sua predicazione, dice: «Udite, voi di Israele! Nel Deuteronomio è detto: “Tu costituirai dei giudici e dei magistrati a tutte le porte… ed essi giudicheranno il popolo con giustizia, senza propendere da nessuna parte. Tu non avrai riguardi personali, non accetterai donativi, perché i donativi accecano gli occhi dei sapienti ed alterano le parole dei giusti. Con giustizia seguirai ciò che è giusto per vivere e possedere la terra che il Signore Iddio tuo ti avrà data”. Ascoltate ancora, o voi di Israele! Nel Deuteronomio è detto anche: “I sacerdoti e i leviti e tutti quelli della tribù di Levi non avranno parte né eredità col resto di Israele, perché devono vivere coi sacrifici del Signore e con le offerte che a Lui sono fatte; nulla avranno tra i possessi dei loro fratelli, perché il Signore è la loro eredità”. E ancora: nel Deuteronomio è detto: “Non presterai ad interesse al tuo fratello, né denaro, né grano, né qualsiasi altra cosa. Potrai prestare ad interesse allo straniero; ma al tuo fratello, invece, presterai senza interesse quello che gli bisogna”. Questo ha detto il Signore. Ora voi vedete che in Israele non si fa giustizia al povero. Non si fa giustizia, ma si avvantaggiano i forti. Essere povero, esser popolo, vuol dire essere oppresso, dalle autoritá religiose. Come può il popolo dire: “Chi ci giudica è giusto” se vede che solo i potenti sono rispettati e ascoltati, mentre il povero non ha chi lo ascolti? Come può il popolo rispettare il Signore, se vede che non lo rispettano coloro che più dovrebbero farlo? E secondo voi, si rispetta il Signore, violando un suo Comandamento? E perché allora i sacerdoti in Israele hanno possedimenti e accettano regali da pubblicani e peccatori, i quali fanno così, per attirare dalla loro parte i sacerdoti, così come i sacerdoti accettano regali dai ricchi per aumentare le loro ricchezze? Dio è l’eredità dei suoi sacerdoti. Per essi, deve essere Dio il loro Padre che provvede al cibo come è giusto. Ma non più di quanto sia giusto. Dio non ha promesso ai suoi sacerdoti del Santuario ricchezze e possedimenti. Nell’eternità avranno il Cielo per essere stati giusti quaggiú, come lo avranno Mosè e Elia e Giacobbe e Abramo. Ma su questa terra non devono avere che purezza e carità; e che il corpo sia servo dello spirito, il quale spirito, a sua volta, è servo del Dio vero; e non sia, invece, il corpo colui che è signore sullo spirito e contro Dio. Mi è stato chiesto con quale autorità Io faccio questo. Ed essi con quale autorità profanano il comando di Dio e all’ombra del Tempio permettono che si faccia usura contro i fratelli di Israele, i quali sono venuti per rispettare il comando di Dio? M’è stato chiesto da quale scuola io provenga, ed ho risposto: “Dalla scuola di Dio”. Sì, Israele, io sono venuto per riportarti a questa scuola santa e immutabile. Chi vuol conoscere la Luce, la Verità, la Vita, chi vuole sentire di nuovo la Voce di Dio che parla al suo popolo, venga a Me. Avete seguito Mosè attraverso i deserti, o voi di Israele. Seguite Me, ora, perché io vi porto, alla vera Terra Promessa, alla Terra Beata. L’ora della Grazia è venuta. L’hanno attesa i Patriarchi e sono morti, senza vederla, mentre la attendevano. L’hanno predetta i Profeti e sono morti anch’essi con questa speranza, senza vederla. L’hanno sognata i giusti e sono morti pure loro, confortati da questo sogno, pur senza vederla. Ora è giunta quest’ora. Venite. “Il Signore sta per giudicare il suo popolo e per fare misericordia ai suoi servi”, come ha promesso per bocca di Mosè».
La gente, assiepata intorno a Gesù, è rimasta a bocca aperta ad ascoltarlo.

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