Primi Miracoli

1. GUARIGIONE DI UN CIECO A CAFARNAO

Siamo a Cafarnao. C’é un bellissimo tramonto estivo. Le strade di Cafarnao cominciano appena a popolarsi di gente: donne che vanno alla fonte, uomini, pescatori che preparano reti e barche per la pesca notturna, bambini che corrono giocando per le strade, asinelli con i cesti sulla groppa che vanno verso la campagna, forse per prendere verdure.
Gesù si affaccia su un uscio che dà su un cortiletto tutto ombreggiato da una vite e da un fico, oltre il quale c’è una piccola strada sassosa che circonda il lago. È la casa della suocera di Pietro, il quale è sulla riva con Andrea e prepara nella barca le ceste per il pesce e le reti, dispone sedili e rotoli di corde. Tutto per la pesca, insomma, e Andrea lo aiuta, andando e venendo dalla casa alla barca. Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?». «E’ il tempo favorevole. L’acqua è calma, la luna é chiara. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà dentro». «Andiamo soli?». «Oh! Maestro! Ma si puó fare, con questo sistema di reti, ad andare soli?». «Io non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva sabbiosa, mista a pietruzze, presso la barca. «Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto». «Sì, se mi dici che lo devo fare». «Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti». «Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo di desiderio e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, si finisce a una violenza contro il prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna». «Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».
«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre». «Tu dici che non sarà troppo severo per il povero Simone?». «Per il Simone di prima poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà». «E io?». «Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi discepoli». «Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…» «Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nel buio dei secoli che verranno… Perché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce delle stelle e della luna ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi, figli del Padre Dio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo. Ebbene, nonostante la rabbia e l’invidia di Satana e nonostante la debolevolontà dell’uomo, io avrò, una pesca più abbondante della tua». «Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?» «Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E la sabbia di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso un anno? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore». Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. E’ commosso. Andrea guarda e non osa. Ma Gesù gli pone la mano fra i capelli e dice: «Anche te amo molto. Nell’ora della tua aurora alla vita eterna, vedrai riflesso sulla volta del cielo, senza dover alzare gli occhi, il tuo Gesù che ti sorriderà per dirti: “T’amo. Vieni”, e il passaggio nell’aurora della vita ti sarà più piacevole dell’entrata in camera nuziale…» «Simone! Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto aspettare?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù. Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…». «Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto lá. Gli abbiamo detto: “E’ altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti costa aspettare un’altra notte?”. Ma non intendeva ragione…». «Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?». «Eh!… certo!». «E allora? Dove è il cieco?». «Viene insieme a Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia piú. Ma viene avanti piano piano perché la riva è piena di sassi ed egli inciampa… Maestro, perdonami di esser stato duro con lui?». «Sì. Ma per riparare vai ad aiutare il cieco e portalo a Me». Giovanni va via di corsa. Pietro scuote un poco la testa, ma tace. Guarda il cielo, guarda il lago e guarda anche altre barche già uscite per la pesca, e sospira. «Simone?». «Maestro?».
«Non aver paura. Avrai una pesca abbondante anche se esci ultimo». «Anche questa volta?». «Tutte le volte che avrai carità, Dio ti dará abbondanza». «Ecco il cieco». Il poveretto avanza fra Giacomo e Giovanni. Ha fra le mani un bastone, ma non se ne serve ora. Va meglio affidandosi ai due. «Ecco, uomo, il Maestro ti sta avanti». Il cieco si inginocchia: «Signor mio! Pietà!». «Vuoi vedere? Alzati. Da quanto sei cieco?». I quattro apostoli fanno gruppo intorno ai due. «Da sette anni, Signore. Prima vedevo bene e lavoravo. Ero fabbro in Cesarea Marittima. Guadagnavo bene. Il porto, i molti commerci avevano sempre bisogno di me per lavori. Ma nel battere un ferro per formare un’áncora, partì una scheggia rovente e mi bruciò l’occhio. Li avevo già malati per il calore della fonderia. Persi l’occhio colpito, e l’altro pure si spense dopo tre mesi. Ho finito i risparmi ed ora vivo di carità…» «Sei solo?». «Ho moglie e tre figli piccolini…, di uno non conosco neppure il volto…, e ho una madre vecchia. Eppure ora è lei e mia moglie che guadagnano un po’ di pane, e con questo lavoro e con l’elemosina che io porto a casa non si muore di fame. Se mi guarissi!… Tornerei al lavoro. Non chiedo che di lavorare da buon israelita e dare un pane a quelli che amo». «E sei venuto da Me? Chi te lo ha detto?». «Un lebbroso che Tu hai guarito ai piedi del Tabor, quando tornavi al lago dopo quel discorso così bello». «Che ti ha detto?». «Che Tu puoi tutto. Che sei salute dei corpi e salvezza delle anime. Che sei luce alle anime e ai corpi, perché sei la Luce di Dio. Lui, il lebbroso, aveva osato mescolarsi alla folla, a rischio di esser lapidato, tutto avvolto in un mantello, perché ti aveva visto passare, diretto al monte, e il tuo viso gli aveva messo in cuore una speranza. Mi ha detto: “Ho visto in quel viso qualche cosa che mi ha detto: ‘Lì è guarigione. Va’!’. E sono andato”. E così mi ha ripetuto il tuo discorso e mi ha detto che Tu lo hai guarito toccandolo senza schifarti con la tua mano. Tornava dai sacerdoti dopo la purificazione. Io lo conoscevo, perché l’avevo servito quando aveva un magazzino a Cesarea. Sono venuto, domandando per città e paesi di Te. Ti ho trovato… Pietà di me!». «Vieni. Troppo viva è la luce ancora per uno che esce dal buio!». «Mi guarisci, allora?». Gesù lo guida verso la casa della suocera di Pietro, nella luce attenuata dell’orticello, se lo pone di fronte, ma in modo che gli occhi guariti non abbiano a vedere il lago ancor tutto riflettente la luce del tramonto. L’uomo pare un bambino dolcissimo, tanto si lascia fare senza neppur chiedere. «Padre! La tua luce a questo tuo figlio!». Gesù ha steso le mani sul capo dell’uomo in ginocchio. Sta così un attimo. Poi si bagna la punta delle dita di saliva e sfiora con la sua destra gli occhi aperti ma che ancora non vedono. Un attimo. Poi l’uomo sbatte le palpebre, se le sfrega con le mani come chi esce dal sonno e ne ha nebbia agli occhi. Che vedi?». «Oh!… oh!… oh, Dio eterno! Mi pare… mi pare… oh! Che vedo… ti vedo la veste… è rossa, non è vero? E una mano bianca… e una cintura di lana… Oh! Gesù buono… vedo sempre meglio, più mi abituo a vedere… Ecco l’erba del suolo… e quello è un pozzo certo, e lì c’è unpianta di vite…» «Alzati, amico». L’uomo, che piange e ride, si alza e, dopo un attimo di lotta fra rispetto e desiderio, leva il volto e incontra lo sguardo di Gesù. Un Gesù sorridente di pietà tutto amore. Deve esser bellissimo riacquistare la vista e vedere il volto di Gesú! L’uomo ha un grido e tende le braccia. E’ un atto istintivo. Ma si frena. Ma è Gesù che gli apre le sue a attira a Sé l’uomo, molto più basso di Lui. «Va’ a casa tua, ora, e sii felice e giusto. Va’ con la mia pace». «Maestro, Maestro! Signore! Gesù! Santo! Benedetto! La luce… ci vedo… tutto vedo… Ecco il lago azzurro, e il cielo sereno, e l’ultimo sole, e là la prima falce di luna… Ma l’azzurro più bello e sereno lo vedo nel tuo occhio, e in Te vedo il bello del sole. Luce dei ciechi, Pietà che vivi e operi!». «Luce degli spiriti Io sono. Sii figlio della Luce». «Sempre, Gesù. Ad ogni battito della mia palpebra sulla pupilla rinata io rinnoverò questo giuramento. Sii benedetto Te e l’Altissimo!». «Benedetto sia l’Altissimo Padre! Va’». E l’uomo va felice, sicuro, mentre Gesù e gli apostoli intontiti dallo stupore, scendono in due barche e iniziano la manovra della navigazione.

2. L’INDEMONIATO GUARITO NELLA SINAGOGA DI CAFARNAO

Cafarnao. La sinagoga é già piena di gente in attesa. Persone sulla porta che aspettano. Poi un grido: «Ecco il Maestro che viene». La gente si volta tutta verso l’uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e delle autoritá della città. «La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità». Gesù è sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. Avanza tra la folla, che si apre e si richiude intorno a Lui. «Sono malato, guariscimi!» geme un giovane, che pare tisico all’aspetto, e prende Gesù per la veste. Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che io prima parli al popolo, poi verrò a te». Il giovane lo lascia andare e si mette quieto. «Che ti ha detto?» gli chiede una donna con un bambino in braccio. «Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me». «Ti guarisce, allora?». «Non so. Mi ha detto: “Confida”. Io spero». «Che ha detto?» «Che ha detto?». La folla vuole sapere. La risposta di Gesù è ripetuta fra il popolo. «Allora io vado a prendere il mio bambino». «Ed io porto qui il mio vecchio padre». «Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà». Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. E’ un ometto basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui Gesù si china. «Che vuoi che ti dia?» chiede il capo della sinagoga «Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà». «Ma… e sarai preparato?». «Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo». Il capo della sinagoga stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo» dice. Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè (7, 13): “Alzati e santifica il popolo e di’ loro: ‘Santificatevi per domani perché, dice il Signore Dio d’Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s’è contaminato con tal delitto'”». Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna. La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!». «E’ il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!». Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo. «Chi è venuto per santificarvi si è alzato. E’ uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo. Vi chiamo, o voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli a cui fu quest’ora. Ma non con eserciti, non con violenza e spargimento di sangue sarà formato questo Regno, e non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, non gli iracondi, non gli invidiosi, non i lussuriosi, non gli avari faranno parte di questo Regno, ma i buoni, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, gli umili, coloro che amano il prossimo e Dio, i pazienti, faranno parte di questo Regno! Non contro i nemici esterni sarete chiamati a combattere, ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni parte del tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Togliete il peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: “Mio popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici”. Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Voi dal domani che sorgerà dopo quest’ora di sera, venite a purificarvi nella vera penitenza. Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi il peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti. Esaminatevi ognuno con sincerità, e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiate un pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si prende in giro e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a cambiare vita, a vivere secondo la Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette moriranno dovendo attendere. Il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità, per salvarvi e portarvi in Cielo. Fate penitenza! Il “domani” del Regno dei Cieli è imminente. Vi trovi senza peccati per possedere il Regno dei Cieli. La pace sia con voi». Si alza a contraddirlo un barbuto israelita. Dice: «Maestro, quanto Tu dici mi pare in contrasto con quanto è detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele (6, 13-14). Là è detto: “E’ infatti segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come con le altre nazioni, che le aspetta con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando è colma la misura dei peccati”. Tu invece parli come se l’Altissimo potesse esser molto lento nel punirci, attendendoci, come gli altri popoli, al tempo del Giudizio, quando sarà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele è punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma, se fosse come Tu dici, non vi è contrasto fra la tua dottrina e quella racchiusa nella frase che ti ho detto?». «Chi sei, Io non so. Ma, chiunque tu sia, ti rispondo. Non c’è contrasto nella dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e a ció che passa. Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico all’eterno e al soprannaturale. Vi ha colpiti, sì, Dio nel presente, nella superbia e nella giustizia d’esser un “popolo”, secondo la terra. Ma come vi ha amati e come vi usa pazienza, più che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo Messia, perché lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora dell’ira divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma se nelle cose passeggere vi ha colpiti, vedendo che la ferita non sana, ma anzi chiude sempre più il vostro spirito a Dio, ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. E sono Io che vi parlo». «Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?». «Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito, Giovanni che eé stato il mio Precursore dire: “Preparate la via del Signo re… Ecco il Signore Dio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto lampeggiare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda». «Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo». «Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem-Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Mandato. I miei discepoli lo sanno». «Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire». «Un altro parlerà, che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che io chiami uno di questi presenti». Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando». Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna. «Conosci tu quest’uomo?». «Sì. E’ Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto è da uno spirito malvagio». «Tutti lo conoscono?». La folla grida: «Sì, sì». «Può qualcuno dire che parló con me, anche per pochi minuti?». La folla grida: «No, no, è quasi deficiente, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto entrare in essa». «Donna, portalo davanti a Me ». La donna lo spinge e lo trascina, mentre il poveretto trema più forte. Il capo della sinagoga  avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si scaglia contro, graffia e morde». La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti. I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a parlare e mugola, poi la voce si trasforma in parola: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, Padrone del Cielo e della terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella corpo, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…». «Taci! Esci da costui. Lo comando». L’uomo è preso come da una crisi strana. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strattonate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza meravigliato e guarito. «Hai udito? Che rispondi ora?» chiede Gesù al suo oppositore. L’uomo barbuto fa una alzata di spalle e se ne va senza rispondere. La folla ride e applaude Gesù. «Silenzio. Il luogo è sacro!» dice Gesù, e poi ordina: «Venga a Me il giovane al quale ho promesso l’aiuto da Dio». Viene il malato. Gesù lo accarezza: «Hai avuto fede! Sii guarito. Va’ in pace e sii giusto». Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!». Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende fra le braccia, lo accarezza e lo mette in terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma, che se lo stringe al cuore piangendo e che benedice a gran voce «il Santo d’Israele». Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene guarito con una carezza sugli occhi malati.
La folla è in un tumulto di benedizioni. Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arriverebbe a passare se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco e se, poi, non lo proteggessero sino all’uscita nella piazza, dove era ormai buio.

3. GUARIGIONE DELLA SUOCERA DI SIMON PIETRO

Usciti dalla Sinagoga, Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi». «A Betsaida?». «No, qui… in casa di mia moglie, la casa natia, voglio dire». «Perché questo desiderio, Pietro?». «Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora…». «Allora anche il rancore cade, vuoi dire».  
«No, rancore no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù». «Vengo. Andiamo. Avvertite quelli che aspettano che parlerò loro dalla tua casa». Vanno sino ad una casa bassa, e vicina al lago.  Nell’orto, che c’é davanti alla casa, verso il lago, non c è che una vite vecchia e nodosa, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. Poi c’è un pozzo basso e un muretto. «Entra, Maestro».  Delle donne sono nella cucina, occupate chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità. «La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».  «Parla, tu che sei la nuora più vecchia» dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.  «La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca… ». «Abbiate pazienza come fosse vostra madre e ne avrete merito da Dio. Conducetemi da lei».  «Maestro… Maestro… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Maestro”». Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’». Pietro fa una smorfia e ubbidisce. Attraversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, confabula con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea». Gesù attraversa veloce la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non riceve risposta. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta nervosa, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.  Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».  «Muoio!». «No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».  «E perché lo faresti? Non mi conosci».  «Per Simone, che me ne ha pregato… e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».  «Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».  «Perché è piú buono di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».  «Mi guariresti, allora? Non morirò più?».  «No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».  «Credo, credo. Mi basta non morire!».  Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’ammalata. Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!» dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!  Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire. Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?». «Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».  “Essere buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco”. «Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo. Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.  «Maestro!… » «Pietro mio?». «Io sono mortificato». Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sente riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi.  Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro». «Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?». «Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: “Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga”. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu messa in castigo per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa». «Io l’avrei fatta tornare malata», disse Pietro. «Pietro!». Gesù è severo. «E’ questo che io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito dalle mie labbra la prima volta che mi hai ascoltato? Di che cosa ho sempre parlato, come condizione principale per esser veri miei discepoli?». «E’ vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!». «Oh! Pietro! Vedrai ben altra mancanza di amore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” disprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Prostitute che ritornano ad essere pure, per volontà e penitenza. Peccatori che si pentono e che si convertono…» «Senti, che si converti un peccatore… può essere ancora. Ma una prostituta e un pubblicano…, questo no!» «Tu non ci credi?». «Io no». «E sei in errore, Simone. Ma ecco tua suocera che viene a noi». «Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola», dice la suocera di Pietro. «Grazie, donna. Dio te ne ricompensi». Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia serve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo» si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia. – Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi». «Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie». «Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano». «Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».  «Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla». “Hai ragione che c’è Lui, se no… “.  «Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora». «E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…».  «Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti importa essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo. «Hai ragione,Maestro. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna a Giovanni e a Giacomo, suoi soci. Non possono venire loro pure?» «Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di sapere che siamo con Te anziché con loro. Non ci ostacoleranno». «Forse anche Zebedeo verrà» dice Pietro. «E’ più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, certamente verremo». «E’ qui Gesù di Nazaret?» chiede un bambino che si affaccia all’uscio. «E’ qui. Entra». Viene avanti un bambino. È quello che, ruzzolato fra i piedi di Gesù, a Cafarnao, ha promesso d’esser buono, per mangiare il miele del Paradiso. «Piccolo amico, vieni avanti» dice Gesù. Il bambino, un poco intimorito da tanta gente che lo guarda, si rinfranca e corre da Gesù, che lo abbraccia e se lo pone sulle ginocchia e gli dà un pezzetto del suo pesce su una fettina di pane. «Ecco, Gesù. Questo è per Te. Anche oggi quella persona mi ha detto: “E’ sabato. Porta questo al Rabbi di Nazaret e di’ al tuo amico che preghi per me “Lo sa che sei il mio amico!…». Il bambino ride felice e mangia il suo pane e pesce. «Bravo, piccolo Giacomo! Dirai a quella persona che le mie preghiere salgono al Padre per lui». «E’ per i poveri?» chiede Pietro. «Sì». «E’ sempre la solita offerta? Guardiamo». Gesù consegna la borsa. Pietro rovescia le monete e conta. «Sempre la stessa forte somma! Ma chi è questa persona? Di’, bambino! Chi è?». «Io non lo devo dire e non lo dirò». Che prepotente! Su, sii buono e ti darò delle frutta». «Io non lo dirò né se mi insulti, né se mi accarezzi». «Ma sentite che lingua!». «Giacomo ha ragione, Pietro. Mantiene la parola data; lascialo in pace». «Tu, Maestro, sai chi è questa persona?». Gesù non risponde. Si occupa del bambino, a cui dà un altro pezzetto di pesce arrostito, ben pulito dalle spine. Ma Pietro insiste e Gesù deve rispondere. «Io so tutto, Simone». «E noi non lo possiamo sapere?». «E tu non guarirai mai dal tuo difetto di curiositá?». Gesù rimprovera ma sorride. E aggiunge: «Presto lo saprai. Perché, se il male vorrebbe essere sempre nascosto, ma non sempre può rimanere tale, il bene, anche se vuol rimanere nascosto per avere merito davanti a Dio, prima o poi viene alla luce per la gloria di Dio. La natura di Dio: l’amore. E quella persona l’ha capito, perché ama il suo prossimo. Va’, Giacomo. Porta a quella persona la mia benedizione».

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