Discorso nella Sinagoga di Cafarnao
Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. E’ unometto basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui Gesù si abbassa. «Che vuoi che ti dia?» chiede il capo della sinagoga «Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà». «Ma… e sarai preparato?». «Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo». Il capo della sinagoga stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo», dice.
Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè (7, 13):
“Alzati e santifica il popolo e di’ loro:
‘Santificatevi per domani
perché, dice il Signore Dio d’Israele,
l’anatema è in mezzo a voi, o Israele;
tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici
fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te
chi s’è contaminato con tal delitto'”».
Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna. La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!». «E’ il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!». Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria.
Il silenzio si fa completo. Gesú, alzatosi, inizia: «Chi è venuto per santificarvi, si è alzato. E’ uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come alcuni di voi pensano e sperano. Il Regno, di cui sono il Re futuro, e a cui vi chiamo, è piú grande, piú alto e diverso, da quello che voi pensate e credete. Io chiamo voi, voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli chiamati dal Padre mio per quest’ora. Ma il mio Regno non sarà realizzato con gli eserciti, né con la violenza e neppure con lo spargimento di sangue. Anzi i violenti, i prepotenti, i superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari non faranno parte di questo Regno. Del mio Regno faranno parte i buoni, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, gli umili, i pazienti, coloro che amano il prossimo e che amano Dio! Non sarete chiamati a combattere contro i nemici esterni, ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni parte del tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Togliete il peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi chiami e vi dica: “Mio popolo, a te è affidato il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici”. Domani? Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Intanto venite a purificarvi nella vera penitenza. Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi il peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti. Esaminatevi ognuno con sincerità, e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiate un pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si prende in giro e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a cambiare vita e a vivere secondo la Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. E in verità vi dico che fra i presenti, solo ventisette moriranno dovendo attendere di entrare nel Regno. Il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per darvi la Buona Notizia, per istruirvi nella Verità, per salvarvi e portarvi in Cielo. Fate penitenza! Il “domani” del Regno dei Cieli è imminente. Vi trovi senza peccati per possedere il Regno dei Cieli. La pace sia con voi».
Si alza a contraddirlo un barbuto israelita. Dice: «Maestro, quanto Tu dici mi
pare in contrasto con quanto è detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele (6, 13-14). Là è detto:
“E’ infatti segno di grande benevolenza
il non permettere ai peccatori
di andaredietro per lungo tempo ai loro capricci,
ma di dare subito mano al castigo.
Il Signore non facome con le altre nazioni,
che le aspetta con pazienza per punirle,
venuto il giorno del giudizio,quando è colma la misura dei peccati”.
Tu invece parli come se l’Altissimo potesse esser molto paziente e lento nel punirci, aspettandoci, come gli altri popoli, al tempo del Giudizio, quando sarà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele è giá punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma, se fosse come Tu dici, non vi è contrasto fra la tua dottrina e quella racchiusa nella frase che ti ho detto?».
Gesú gli dice: «Chi tu sia, io non lo so. Ma, chiunque tu sia, ti rispondo. Non c’è contrasto nella mia dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io le interpreto secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e a ció che passa. Io, rappresentante di Dio, spiego e applico tutto dal punto di vista dell’eternitá e del soprannaturale. Vi ha colpiti nelle cose materiali, sì, Dio giá nel presente, per la vostra superbia e per la vostra pretesa di essere un “popolo”, secondo la terra. Ma molto vi ha amati e usa molta pazienza, più che con ogni altro, mandando a voi il Salvatore, il suo Messia, perché voi lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora futura dell’ira divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma dopo avervi colpiti nelle cose passeggere, vedendo che non è servito a niente, anzi vi ha sempre di piú allontanati da Dio, ecco che vi manda non una punizione ma la salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. E sono io che vi parlo». «Non pensi di essere presuntuoso nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?». «Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che io dico di Me stesso. Chi sono io? Sono l’Atteso del popolo, il Promesso da Dio, il Redentore di tutti. Già avete udito dire da Giovanni, che é stato il mio Precursore: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Dio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi vi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto lampeggiare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e hanno udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda». «Lo dici tu? Ma tu puoi esser anche un bugiardo o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora anche Satana ha parole di inganno camuffate di santità, per trarre in inganno la gente. Noi non ti conosciamo». «Io sono Gesù di Giuseppe, della stirpe di Davide, nato a Betlem-Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché abito a Nazaret. Questo secondo il mondo. Secondo Dio, invece, sono il suo Mandato. I miei discepoli lo sanno». «Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire». «Un altro che non mi ama, parlerà, e dirà chi sono. Aspetta, fammi chiamare uno dei presenti». Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando». Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna. «Conosci tu quest’uomo?». «Sì. E’ Aggeo di Malachia, ed é di Cafarnao. È posseduto da uno spirito malvagio». «Tutti lo conoscono?». La folla grida: «Sì, sì». «Può qualcuno dire che ha parlato di nascosto con Me, anche per pochi minuti?». La folla grida: «No, no, è quasi deficiente, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto entrare nella sua casa». «Donna, portalo davanti a Me ». La donna lo spinge e lo trascina, mentre il poveretto trema più forte. Il capo della sinagoga avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si scaglia contro chiunque, graffia e morde». La folla fa largo, addossandosi contro le pareti. I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, abituato a non parlare, abbia difficoltá a parlare e mugola, poi la voce si trasforma in una parola chiara e dice: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché sei venuto per sterminarci, Tu, che sei il Padrone del Cielo e della terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nel corpo, fu più grande di Te, perché nel tuo corpo d’uomo c’é lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…». «Taci! Esci da costui. Te lo comando». L’uomo è preso come da una crisi strana. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strattonate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza meravigliato e guarito. «Hai sentito? Che rispondi ora?» chiede Gesù al suo oppositore. L’uomo barbuto fa una alzata di spalle e se ne va, senza rispondere. La folla ride e applaude Gesù. «Silenzio. Il luogo è sacro!» dice Gesù.
