V Domenica di Quaresima Anno A – 22 Marzo 2026
Una scena incredibile quella che abbiamo ascoltato e che è accaduta storicamente 2.000 anni fa. La gente presente deve essere rimasta shoccata dalla paura, e nello stesso tempo, deve essere rimasta a bocca aperta. Gesù, la Vita, è andato a riprendersi un uomo che la morte aveva già rubato all’esistenza umana da 4 giorni. Da sempre, la porta della morte, una volta chiusa alle nostre spalle, nessuno può riaprirla più. Davanti a quella porta, si riduce a polvere tutta la vanità umana, tutto l’orgoglio dell’uomo, tutta l’arroganza e tutta la stupidità umana. Davanti alla porta della morte tutte le opinioni personali, tutte le discussioni, tutte le fissazioni dell’uomo, cadono come foglie secche. Davanti alla porta della morte, tutti i soldi, tutti gli eserciti, tutti i poteri, tutte le armi più sofisticate, tutte le economie, tutte le culture, tutte le tradizioni diventano montagne di spazzatura, montagne di rifiuti pronti a marcire. Quando quella porta si chiude dietro di te, non c’è più niente che si possa fare per aprirla di nuovo, per farti tornare indietro a respirare aria di vita… Solo 4 giorni: e poi tutto puzza e tutto viene archiviato e dimenticato. Ma ecco che, improvvisamente, arriva da Gerusalemme, Qualcuno che non è come tutti i qualcuno della terra… Arriva con tutta calma, e senza fare riti magici, senza mobilitare eserciti del cielo, con voce forte, grida a Lazzaro morto: “Vieni fuori”. E la porta della morte al sentire la voce del Re della Vita, si riapre. E Lazzaro, morto e puzzolente, torna indietro a respirare aria pura, aria di vita. Quel grido: “Vieni fuori”, Gesù lo dice a ciascun uomo, oggi. “Vieni fuori”, qualunque sia la tua situazione. “Vieni fuori”, qualunque sia la tua confusione, qualunque sia il tuo peccato, qualunque sia la piega che ha preso la tua vita. Quel grido di Gesù. “Vieni fuori”, vale anche per noi oggi. Non importa se abbiamo 20, 40 o 60 anni, non è mai troppo presto o troppo tardi per capire che non ci sono due mondi separati, un aldiquà e un aldilà. No! Dobbiamo sapere che tra il cielo e la terra, fra il tempo e l’eternità, non ci sono confini. Dobbiamo sapere che c’è un unico regno dell’amore e della vita, al quale siamo chiamati, su questa terra e nell’aldilà. Una vita di amore di qua, continuerà di là. Una vita unita a Dio di qua, continuerà di là. Una vita lontana da Dio di qua, continuerà di là. Una vita senza Dio di qua, continuerà di là. Con la differenza che di qua, molto spesso abbiamo gli occhi chiusi, annebbiati o accecati da false luci, da falsi ideali, falsi obiettivi e non diamo importanza se siamo uniti a Dio o se non siamo uniti a Dio; se siamo lontani da Dio o se siamo vicini a Dio; se la nostra vita è piena di Dio o se è vuota di Dio. Di là, invece, avremo tutti e due gli occhi ben aperti, perché non ci saranno più false luci, falsi ideali e falsi obiettivi, davanti a noi, e allora ce ne accorgeremo cosa vuol dire vivere con Dio (in Paradiso) e cosa vuol dire vivere senza Dio (nell’Inferno). Perciò, oggi stesso, apriamo bene gli occhi, per vedere chiaro, la piega che sta prendendo la nostra vita. Poi, dopo aver detto a Lazzaro di venire fuori dallo stato di “morto”, Gesù dice alla gente, e a tutti: “Liberatelo”. Anche questo è un ordine divino, rivolto all’umanità, alle strutture e alle organizzazioni sociali; un ordine divino rivolto alle religioni, alle culture, ai governanti, agli educatori, agli Imperi, ai Regni, ai guerrafondai. “Liberate” l’uomo, liberate tutti gli uomini, che avete mummificati, schiavizzati, ingannati, sfruttati, ammazzati. “Liberate” tutti i miei figli, dalle guerre, dai venditori di morte. Liberateli… e lasciateli vivere. “Liberatevi” anche voi dal male, dal peccato, dall’orgoglio, dalla rabbia, dall’egoismo, all’odio, dalla cattiveria, dice Gesù a noi, oggi. E…vivrete. Non è un consiglio, questo! È un ORDINE di Dio, gridato con tutto l’amore possibile di Padre, a noi suoi figli! “Liberatevi”.
