Ancora un discorso a Cafarnao
Tutta Cafarnao sa che Gesù é arrivato, perché i bambini corrono allegri, portando la notizia alle mamme, ai passanti, ai vecchi seduti al sole, e poi tornano a farsi accarezzare ancora da Colui che li ama. Un bambino, piú audace degli altri, dice: «Parla a noi, per noi, Gesù, oggi. Ti vogliamo bene, sai, e siamo piú buoni degli uomini». Gesù sorride al piccolo e promette: «Parlerò proprio per voi». E seguito dai bambini va alla casa ed entra salutando col suo saluto di pace: «La pace sia a questa casa». La gente si affolla in uno stanzone adibito alle reti, alle corde, alle ceste, ai remi, alle vele e alle provviste. Si vede che Pietro l’ha messo a disposizione di Gesù, ammucchiando tutto in un angolo per fare posto. La gente è perfino nella strada. Gesù comincia a parlare. In prima fila si sono fatti largo con prepotenza cinque persone… altolocate: farisei e dottori della Legge di Mosé. Gesù però vuole avere intorno i suoi bambini. Gesù parla, e nel parlare accarezza di tanto in tanto la testolina ricciuta di un qualche bambino che gli si è seduto ai piedi. Gesù parla seduto su un gran mucchio di ceste e reti e dice:
“Il mio diletto è disceso nel suo giardino,
all’aiuola degli aromi,
a pascersi tra i giardini e a cogliere gigli…
egli che si pasce fra i gigli”, (Cantico 6, 1-2),
Cosí dice Salomone di Davide da cui vengo, io, Messia d’Israele. Il mio giardino! Quale giardino più bello del Cielo e più degno di Dio, dove gli angeli creati dal Padre sono come fiori? Eppure no. Un altro giardino ha voluto il Figlio unico del Padre, il Figlio dell’uomo perché per l’uomo io ho preso un corpo, senza il quale non potrei redimere le colpe della carne dell’uomo. Un giardino che avrebbe potuto esser di poco inferiore al giardino del Cielo. Ma il Nemico ha seminato nel cuore di Adamo, tribolazioni, sofferenze e spine, e dallo stesso cuore di Adamo, sono traboccati sulla terra, tribolazioni, sofferenze e spine. E la terra non è stata piú un giardino, ma una foresta aspra e crudele in cui si annida la malattia, la morte e il male. Eppure, il Figlio del Padre ha ancora un giardino in questa terra, su cui esercita il suo potere Satana e il denaro. Questi. E Gesù accarezza
quanti più bambini può, passando la sua mano sulle loro testoline attente. Ecco i miei gigli. O uomini, o donne d’Israele! O voi, grandi ed umili per ricchezza e per potere, udite! Voi siete qui per volermi conoscere e amare. Dunque ascoltate la condizione prima per essere miei. Io non vi dico parole difficili. Non vi dó esempi più difficili ancora. Vi dico: “Prendete ad esempio questi bambini “. Chi fra voi, non ha un figlio piccolo, un nipote, un piccolo fratello in casa? Ognuno di questi innocenti é un conforto, rafforza il legame fra marito e moglie, fra parenti, fra amici; la loro anima è pulita, come l’aria del mattino, il loro viso dona speranza, e le loro carezze asciugano le lacrime e infondono forza. Perché? Perché hanno tanto potere? Essi che sono ancor deboli, indifesi, ignoranti? Sapete perché? Perché hanno dentro di loro Dio, hanno la forza e la sapienza di Dio. La vera sapienza: sanno amare e credere. Sanno credere e volere. Sanno vivere in questo amore e in questa fede. Siate come essi: semplici, puri, amorosi, sinceri, credenti. Non c’è una persona sapiente in Israele che sia piú grande o che valga di piú di uno di questi bambini, la cui anima è di Dio e di essa anima è anche il Regno di Dio. Benedetti dal Padre, amati dal Figlio, fiori del mio giardino, la mia pace sia su voi e su coloro che vi imiteranno per mio amore». Gesù ha finito.
