È vero che l’Inferno è vuoto?

Oggi c’è la moda, completamente sbagliata, di trasformare il significato delle veritá fondamentali della fede cattolica, come per esempio l’esistenza dell’Inferno. E questo per non negarle addirittura. Per esempio per non negare l’inferno, si dice che esso certo esiste, ma è vuoto. Poi si nega il suo significato biblico, insegnato da Gesú, e cioè che l’inferno è un luogo di dannazione eterna, un luogo in cui si vive senza la presenza di Dio (che è la vera “morte” dello spirito). E si dice che l’inferno é “distanza” da Dio, che piano piano viene recuperata. Anche tanti Pastori della Chiesa Cattolica, le inventano di tutti i colori, per andare dietro al mondo, e per farsi accettare e apprezzare come “moderni” e “avanzati” da esso, il quale mondo quando non lo nega affatto, esprime certamente “opinioni” diverse da quello che dice la “Veritá” in Persona. Sentite, per es. cosa dice l’Arcivescovo di Ferrara, Mons. Giancarlo Perego: «Io non posso immaginarmi che un mio fratello possa essere in una condizione infernale, per usare un’immagine. Posso al massimo pensare che Inferno, Purgatorio e Paradiso, così come li abbiamo pensati nella storia, siano la distanza che ognuno di noi ha di fronte a Dio nel momento della sua morte, la distanza personale, che però viene recuperata, come nel figliol prodigo, dalla misericordia di Dio». Che, tradotto, significa che l’Inferno non è una condizione definitiva (ma il figlio prodigo, come tutti sanno, non era all’Inferno). L’Inferno, per l’Arcivescovo della Chiesa Cattolica è come una strada da percorrere dopo la morte, per giungere a Dio… Egli è convinto che questa nuova impostazione sia necessaria per pensare, secondo la mentalitá di oggi. E cosí, per lui, la fonte della Rivelazione non è piú Gesú Cristo e i suoi insegnamenti, ma l’OGGI, ossia la moda del momento, la mentalitá del mondo generazione per generazione, mondo sempre piú ateo e superficiale. Ma le cose, con buona pace di tutti, stanno molto diversamente: «Se qualcuno dice o ritiene che il castigo dei demoni e degli uomini malvagi è momentaneo e che esso terminerá dopo un certo tempo, e che ci sarà la salvezza anche dei demoni e degli uomini dannati, sia scomunicato» (Denz. 411). E cosí hanno insegnato tutti i Papi, fino all’Arcivescovo Perego, che papa non é. Non solo, ma l’insegnamento della Chiesa ha sempre affermato esattamente il contrario di ció che dice Mons. Perego. La Chiesa ha sempre creduto e sempre crederá «che una pena aspetta per sempre il peccatore, il quale sarà privato della visione di Dio. Essa crede, per quanto concerne i salvati, ad una loro eventuale purificazione, completamente diversa dalla sofferenza dei dannati. Questo la Chiesa intende quando parla di inferno e di purgatorio». Quindi, niente “distanze” da recuperare dopo la morte: la Chiesa dunque insegna una pena «per sempre» per chi muore senza pentimento. Insegnamento confermato dal Catechismo della Chiesa Cattolica, che dice: «Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione della comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”» (n. 1033). E poco oltre si conferma che «la Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità» (n 1035). Quindi quello che dice l’Arcivescovo Perego, e cioè che «la giustizia di Dio è misericordia», non è vero. Secondo l’insegnamento di Gesú, la giustizia è giustizia e la misericordia é misericordia, senza confusione, È giusto, quindi, che si salvi chi ha accolto la misericordia di Dio ed è giusto che si danni chi l’ha rifiutata. Così come in Paradiso non si farà altro che magnificare quella misericordia, che anche i dannati dovranno riconoscere esser stata loro offerta fino all’ultimo istante della loro vita terrena. Anziché parlare di inferni vuoti e distanze recuperabili, sarebbe meglio “limitarsi” a seguire gli insegnamenti del Signore stesso, che dice: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno» (Lc 13, 13).

Fonte: di Luisella Scrosati nel blog Stilum Curiae di Marco Tosatti 20 novembre 2024

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