Giovedí Santo Anno A – 2 Aprile 2026
Cerchiamo di tornare indietro nel tempo e immaginiamo di essere presenti anche noi lá, nella sala dove Gesú consumó la sua ultima cena con i suoi amici piú fidati, i suoi apostoli. Che tristezza generale. Che squallore! Gesú sa che per lui tutto è perduto (“avvertiva” che era venuto per lui il momento di lasciare questo mondo). Immaginate il suo stato d’animo: si sente solo, i suoi discepoli pensano ad altro. Mentre mangiano, addirittura discutono animatamente tra di loro per stabilire chi di loro é il piú grande e il piú importante (Lc. 22,24). Giuda, poi, tutto chiuso in se stesso, non vede l’ora che finisca la cena, per andare all’appuntamento con i capi ebrei, mandanti della morte di Gesú, per intascare i soldi e chiudere l’affare. Tutto è uno squallore generale, una serata in cui tutto è storto, una serata da dimenticare… Eppure Gesú da quello squallore, da quella tristezza e malinconia generale, fa sbocciare una bellissima serata, una serata da ricordare, una serata da non dimenticare piú. La serata dell’amore. E lava i piedi ai suoi amici e anche al suo nemico. A coloro che gli sono fedeli e anche al traditore. Un solenne e nobile gesto di amore e di servizio. E lo lascia come testamento: fate tra voi, come ho fatto io con voi, miei cari discepoli. Gesú non comanda, non dá dei comandi speciali, non dá degli obblighi, delle norme, delle leggi da praticare. No! Niente di tutto questo. Dá soltanto un esempio da imitare. Dice soltanto di fare come ha fatto lui, cioè rifare in ogni tempo e in ogni luogo gesti di servizio vicendevole, che escano da cuori che amano. E non solo lava i piedi ai suoi, ma anche dona pane, dona vino, dona la sua presenza, dona se stesso da mangiare e da bere e chiede ai suoi di ripetere quei gesti, affinché lui continui ad essere presente in mezzo a loro. Ed essi mangiano, bevono, senza capire troppo quel misterioso linguaggio del Maestro che stasera sembra piú stanco del solito. Proprio come noi, che partecipiamo alla Messa, ripetiamo i gesti d’amore del nostro Maestro e non capiamo granché! E Dio inizia qui, durante la sua ultima cena, la sua passione. Il sangue, che il giorno dopo scenderá abbondante dalle sue profonde ferite della testa, delle spalle, delle ginocchia, dei piedi e delle mani, giá si mischia a quel vino, segno di amore e di eterna amicizia. “Fate questo in memoria di me”, dice Gesú. E noi obbediamo, carissimo e amato Maestro. Stasera, domenica e ogni domenica, noi ripetiamo e ripeteremo quel gesto. È un impegno, è una promessa, è il segno che noi ti amiamo, carissimo Maestro. E lo facciamo e lo rifaremo per averti presente, per sentirti accanto, per cantare la tua gloria, per ringraziarti di averci amato fino a dare la vita per noi e per gustare te ed essere posseduti dal tuo immenso amore. Lo faremo Signore, in obbedienza, ma lo faremo. Lo faremo, Signore, per amore. Ma il nostro Maestro non solo lava i piedi, non solo ci dá il suo corpo e il suo sangue, come cibo e come bevanda…; egli subisce pure un tradimento, proprio da un suo amico fidato, proprio da colui al quale gli aveva affidato la cassa del gruppo, in segno di grande fiducia e stima. Nessun commento, a questo tradimento. C’è sempre un amico che è pronto a tradirti. Dove c’è l’amore, dove ci sono tanti che ricevono il tuo amore, c’è sempre qualcuno, il quale pur avendo ricevuto il tuo amore, è pronto a tradirti. E allora? Gesú fu tradito! E l’amore, per il traditore, fini? No! Gesú fu tradito, ma l’amore non finí. L’amore non ha frontiere, neppure davanti ad un nemico, neppure davanti ad un tradimento; neppure davanti ad un amico che ti tradisce. Questa è la grande lezione d’amore che Gesú, il nostro Maestro, ci dá questa sera, non con le parole ma con l’esempio, perché facciamo anche noi come ha fatto lui.
