Gesù cercato dai Discepoli mentre prega nella notte
Facendo il meno rumore possibile, Gesù esce dalla casa di Pietro a Cafarnao. Ha pernottato lì per fare contento Pietro. E’ ancora notte. Gesù riaccosta la porta, guarda il cielo, il lago, la via. Pensa e poi si incammina non lungo il lago ma verso il paese, lo percorre in parte, verso la campagna, entra in questa, cammina, vi si addentra, prende un viottolo che si dirige verso un uliveto entra in questa pace verde e silenziosa e là si prostra in preghiera. Ardente preghiera! Prega in ginocchio e poi, come fortificato, si pone in piedi e prega ancora, con il viso cerso l’alto. Prega, ora, sorridendo, mentre prima sospirava forte, come per una pena
morale. Prega con le braccia aperte. «Maestro! Ti abbiamo tanto cercato! Abbiamo visto la porta accostata dal di fuori, quando siamo tornati col pesce, e abbiamo pensato che Tu fossi uscito. Ma non ti trovavamo. Noi ti chiamavamo: ”Gesù, Gesù! Poi un contadino che caricava le sue ceste per portarle in cittá ci ha detto: “Cercate il Rabbi che parla alle folle? E’ andato per quel sentiero, su, verso il monte. Deve essere nell’uliveto di Michea, perché ci va spesso. L’ho visto altre volte”. Aveva ragione. Perché sei uscito così presto, Maestro? Perché non hai riposato? Forse il letto non era comodo…» «No, Pietro. Il letto era comodo, e bella la stanza. Ma è mia abitudine fare così. Per sollevare il mio spirito e per unirmi al Padre. La preghiera è una forza per se stessi e per gli altri. Tutto si ottiene con la preghiera. Se non la grazia, che non sempre il Padre la concede, certamente la preghiera dà pace ed equilibrio, per poter resistere a tante cose che ci vanno contro, senza uscire dalla strada giusta. E’ facile, sai, Pietro, avere la mente offuscata e il cuore agitato da ciò che ci circonda! E quando si ha la mente offuscata e il cuore agitato come si può sentire Dio?».
«E’ vero. Ma noi non sappiamo pregare! Non sappiamo dire le belle parole che Tu dici». «Dite quelle che sapete e come le sapete. Non sono le parole, sono i movimenti del cuore che le accompagnano che rendono le preghiere gradite al Padre». «Noi vorremmo pregare come preghi Tu ». «Vi insegnerò anche a pregare. Vi insegnerò la più santa preghiera. Ma, perché non sia una vana formula sulle vostre labbra, io voglio che il vostro cuore abbia già in sé almeno un minimo di santità, di luce, di sapienza… Per questo vi istruisco. Poi vi insegnerò una santa preghiera. Perché mi avete cercato? Volevate qualche cosa da Me?». «No, Maestro. Ma vi sono molti che vogliono tanto da Te. C’era già gente che veniva verso Cafarnao, ed erano poveri, malati, persone addolorate, uomini di buona volontà col desiderio di istruirsi. E poiché ci chiedevano di Te, abbiamo detto,: “Il Maestro è stanco e dorme. Andatevene. Venite il prossimo sabato”.» «No, Simone. Questo non va detto. Non ci sono solo certi giorni speciali per la pietà. Io sono l’Amore, la Luce, la Salute tutti i giorni della settimana». «Ma… ma finora hai parlato solo al sabato». «Perché non ero ancora conosciuto. Ma, mano mano che mi conosceranno, ogni giorno sarà il giorno della distribuzione della Grazia di Dio e di tante grazie. «Ma allora ti ammalerai! Noi non lo permetteremo. Non deve la tua bontà renderti infelice». «E tu credi che Io possa diventare infelice per questo? Oh! Ma se tutto il mondo venisse a Me per ascoltarmi, per piangere i suoi peccati ed i suoi dolori sul mio cuore, per esser guarito nell’anima e nel corpo, ed io dedicassi tutto il mio tempo per parlare, per perdonare, per ascoltare, per guarire, allora sarei tanto felice, caro Pietro, da non rimpiangere più neppure il Cielo nel quale ero nel Padre!… Di dove erano questi che venivano a Me?». «Di Corazim, di. Betsaida, di Cafarnao, e fin da Tiberiade e da Gherghesa ne erano venuti, e dai numerosi piccoli paesi sparsi fra queste città». «Andate a loro e dite che sarò a Corazim, a Betsaida e nei vari piccoli paesi». «Perché non a Cafarnao?». «Perché io sono per tutti e tutti mi devono avere, e poi… c’è il vecchio Isacco che mi aspetta… Non sia deluso nella sua speranza». «Tu ci attendi qui, allora?». «No. Io vado e voi rimanete a Cafarnao per indirizzare a Me le folle, poi io verrò». «Restiamo soli, allora.. » Pietro è preoccupato. «Non essere preoccupato. Ubbidire a Me ti renda felice, sapendo di essere utile a me, come discepolo. E con te e come te anche questi altri». Pietro e Andrea con Giacomo e Giovanni si rasserenano. Gesù li benedice e si separano.
