Discorso di Gesù alla Porta dei Pesci a Gerusalemme. Giuda è accolto come discepolo di Gesù
Due litigano sul serio per causa dell’asino di uno, che si è servito della magnifica cesta di lattughe dell’altro asino e se ne è mangiata un bel po’! Forse non è che un pretesto per sfogare antichi rancori. Il fatto è che da sotto le vesti corte sino ai polpacci vengono presi due pugnali come una mano. Urla di donne, vocio d’uomini. Ma nessuno interviene a separare i due che sono pronti al duello rusticano. Gesù, che procedeva pensieroso, alza il capo, vede, e a passo velocissimo si avvicina ai due. «Fermi, in nome di Dio!» ordina. «No! Voglio farla finita con questo maledetto cane!». «Anche io!». I due girano intorno a Gesù, urtandolo, insultandolo perché si levi di mezzo, cercando di colpirsi senza riuscirvi, perché Gesù con sapienti mosse del manto svia i colpi e ostacola la mira. Ne ha anche il mantello lacerato. La gente urla: «Vieni via, nazareno, ci andrai di mezzo Tu». Ma Gesú non si muove e cerca di calmarli, richiamando la mente a Dio. Inutile! L’ira fa diventare pazzi i due contendenti.
Gesù ordina per l’ultima volta: «Vi ordino di smetterla». «No! Levati! Va’ per la tua strada, cane di un nazareno!». Allora Gesù stende le mani, col suo aspetto di potenza sfolgorante. Non dice una parola. Ma le lame dei pugnali cadono a terra, polverizzati, come fossero stati di vetro. I due si guardano stupiti e meravigliati, con i manici dei pugnali in mano. La folla pure urla di stupore. «E ora?» chiede Gesù, severo. «Dove è la vostra forza?».
Anche i soldati di guardia alla porta, accorsi agli ultimi urli, guardano stupiti, ed uno si china a raccogliere i frammenti delle lame e li prova sull’unghia, incredulo che fosse acciaio.
«E ora?» ripete Gesù. «Dove è la forza vostra? Su che fondavate il vostro diritto? Su quei pezzi di metallo che ora sono polvere? Su quei pezzi di metallo che non avevano altra forza di quella del peccato d’ira contro un fratello, levandovi per quel peccato ogni benedizione di Dio e perciò ogni forza? Oh! Miserabili, tutti coloro che confidano su mezzi umani per vincere, e non sanno che non è violenza ma santità quello che ci fa vittoriosi sulla terra e oltre! Perché Dio è coi giusti. Udite, tutti o voi figli d’Israele, e anche voi, soldati di Roma. La Parola di Dio parla per tutti i figli dell’uomo, e non sarà il Figlio dell’uomo quello che la rifiuta ai non ebrei. Il secondo comandamento del Signore è comandamento di amore verso il prossimo. Dio è buono e nei suoi figli vuole benevolenza. Colui che non è benevolente col suo prossimo, non può dirsi figlio di Dio e non può avere Dio con sé. L’uomo non è una bestia senza ragione che si scaglia contro un altro uomo. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la sua ragione si deve saper comportare da uomo. Per la sua anima si deve saper comportare da santo. Colui che non fa cosí. si mette al di sotto degli animali, e finisce con il diventare un demonio, perché si indemonia l’anima col peccato d’ira. Amate. Io non vi dico altro. Amate il prossimo vostro come il Signore Dio d’Israele vuole. Non diventate come Caino. E perché poi lo diventate? Per poche monete, voi potevate diventare omicidi. Per pochi palmi di terra, per un posto più buono, per una donna. Che sono tutte queste cose? Eterne? No. Durano molto meno della vita, la quale dura un attimo di eternità. E che perdete se le seguite? La pace eterna che è promessa ai giusti e che il Messia vi porterà insieme al suo Regno. Venite sulla via della Verità. Seguite la Voce di Dio. Amatevi. Siate onesti. Siate puri. Siate umili e giusti. Andate e meditate». «Chi sei Tu che parli simili parole e spezzi le spade col tuo volere? Uno solo fa queste cose: il Messia. Neppure Giovanni il Battezzatore è da più di Lui. Sei Tu forse il Messia?» chiedono in tre o quattro. «Io lo sono». «Tu? Tu quello che guarisci i malati e predichi Dio in Galilea?». «Io sono». «Io ho una vecchia madre che muore. Salvala!». «Ed io, vedi? Sto perdendo le forze per i dolori. Ho dei figli ancor piccoli. Guariscimi!». «Va’ alla tua casa. Tua madre questa sera ti preparerà la cena; e tu, guarisci. Lo voglio!». La folla ha un urlo. Poi chiede: «Il tuo Nome! Il tuo Nome!». «Gesù di Nazaret!». «Gesù! Gesù! Osanna! Osanna!».
La folla è in tripudio. Gli asini possono fare quel che vogliono, perché nessuno se ne cura più di loro. Alcune madri accorrono dall’interno della città, si capisce che la voce è corsa, e alzano verso Gesú i loro bambini. Gesù benedice e sorride. E cerca di passare in mezzo alla folla per entrare in città e andare dove vuole. Ma la folla non ne vuole sapere. «Resta con noi! In Giudea! In Giudea! Siamo figli di Abramo anche noi!» grida. «Maestro!». Giuda accorre verso di Lui. «Maestro, mi hai preceduto. Ma che succede?». «Il Rabbi ha fatto un miracolo! Non andare in Galilea; noi ti vogliamo qui, qui con noi». «Lo vedi, Maestro? Tutto Israele ti ama. E’ giusto che Tu resti anche qui. Perché ti sottrai?». «Non mi sottraggo, Giuda. Io voglio radunare tutte le pecore d’Israele sotto lo scettro di Dio». «Per questo ti ho detto: “Prendimi”. Io sono giudeo e so come trattare i miei pari. Resterai dunque a Gerusalemme?». «Pochi giorni. Per aspettare un discepolo, lui pure giudeo. Poi andrò per la Giudea…» «Oh! io verrò con Te. Ti accompagnerò. Verrai al mio paese. Ti porterò a casa mia. Verrai, Maestro?». «Verrò…».
