III Domenica di Pasqua Anno A – 19 aprile 2026

I due discepoli di Emmaus, oltre ad essere due persone vere, storiche, sono il simbolo dell’uomo e anche del cristiano di oggi. Anche l’uomo o il cristiano di oggi, come i due discepoli del Vangelo, spesso cammina nella vita, deluso, scoraggiato, chiuso nel suo dolore, con il cuore a pezzi, per molti fatti che lo rattristano. E per questo, spesso si chiede: “A che serve continuare?”. Tutto giusto! Dal punto di vista, però, soltanto umano e razionale! E quando usiamo solo la ragione, tante cose, tanti avvenimenti è come se li vediamo al buio! Facciamo bene a sfogarci, con gli altri! Ma dov’è la nostra fiducia in Dio? Dov’è la luce che viene dalla fede e dalla Parola di Dio? Camminiamo, camminiamo, brontoliamo, protestiamo, accusiamo, e non avvertiamo che Gesù è vicino a noi e che ci accompagna nel nostro cammino. Se noi percepissimo questa presenza continua di Gesù nella nostra vita, ci sfogheremmo con Lui e Lui, in modo misterioso, ci farebbe capire il senso della vita, del dolore, dell’amore. Ci direbbe che niente è per caso! Che tutto è nelle mani di Dio. Che Dio ci accompagna più di quanto noi possiamo immaginare. Che ogni nostro dolore, ogni nostra sofferenza, ogni nostra delusione vissuta insieme a Lui, ha un perché e una spiegazione. E che Lui la trasformerà certamente a nostro vantaggio. È questo che bisogna capire, se non con l’intelligenza, almeno con la fede! I due di Emmaus, alla luce delle spiegazioni di Gesù lo capirono: rividero gli avvenimenti capitati, non più alla luce della ragione, ma alla luce della fede e subito si aprirono gli occhi, e capirono tante cose! E che cosa capirono? Capirono che il dolore può trasformarsi in gioia, che la disperazione può trasformarsi in speranza, che il fallimento può trasformarsi in successo. Come ai suoi due discepoli di allora, anche ai suoi discepoli di oggi, cioè ai cristiani, Gesù continua a dire, con dolcezza, ma anche con chiarezza: “Ma come siete lenti a credere!”. Ed ha ragione! Dov’è la nostra fede? Diciamo di avere fede, ma poi non l’applichiamo nelle diverse situazioni della vita, soprattutto in quelle negative. Tanti capiscono tutto del pallone, della Ferrari, del Grande Fratello, delle telenovele, degli interessi materiali, degli affari e anche di come imbrogliare il Finanzamt. Mentre invece capiscono davvero poco della vita cristiana, delle leggi di Dio, di come vivere di fede! Tanti sono molto veloci a credere a tutti i pettegolezzi, ai fiumi di parole, ai ciarlatani della politica, ai conduttori televisivi, agli opinionisti, ai pazzi e agli urlatori della televisione, che parlano, gridano, urlano senza dire niente. Tanti sono molto veloci a credere alle insinuazioni dei gossip; alle previsioni degli oroscopi…; mentre invece sono molto lenti a credere e a fidarsi della Parola di Dio, nella quale, per di più, dicono di credere. Prendiamo più sul serio le parole di Gesù. Da sempre ad ogni buon cristiano si chiede soltanto l’impegno di partecipare alla S. Messa la domenica, di dire le preghiere, di fare qualche fioretto ogni tanto e di educare i figli a fare le stesse co-se. Tutto bene, tutto giusto. Ma Gesù ci chiede di più. Ci chiede, come cristiano, di essere un altro Cristo, di essere LUI, di essere compagno di viaggio degli altri, come ha fatto Lui con i due discepoli di Emmaus, per seminare, in coloro con cui siamo a contatto, fede, gioia, amore. È un impegno nuovo. Forse qualcuno può spaventarsi e gli può venire voglia di continuare a fare il cristiano per bene, praticando le devozioni tradizionali. Certo è molto meno impegnativo! Ma, in tal modo, non sarà mai “luce del mondo”, come richiesto dal Maestro. Se invece accettiamo questo nuovo impegno che il Cristo Risorto ci dà, (di essere, cioè, LUI STESSO nell’ambiente in cui viviamo e operiamo) allora saremo più veri. E certamente sarà Lui stesso a darcene il coraggio e a suggerirci cosa dire e cosa fare.

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