Discorso di Gesù nella sinagoga di Keriot
«Popolo di Keriot, il Verbo di Dio parla. Udite. Non è che Parola di Dio, Colui che vi parla. La sua sovranità viene dal Padre e al Padre tornerà dopo avere evangelizzato Israele. Si aprano i cuori e le menti alla Verità, perché non viviate nell’errore e nella confusione.
Isaia ha detto (9, 4-5):
“Ogni rapina fatta con tumulto
e le vesti intrise di sangue
saranno arse dal fuoco.
Ecco, ci è nato un pargolo,
ci è dato un figlio.
Ecco il suo nome:
l’Ammirabile,
Consigliere,
Dio,
il Forte,
il Padre del secolo futuro,
il Principe della pace”.
Questo è il mio Nome. Lasciamo ai Cesari e ai Tetrarchi le loro cose. Io farò rapina. Ma non rapina che meriti punizione di fuoco. Anzi strapperò al fuoco di Satana uomini e uomini per portarle al Regno di pace di cui sono Principe, e al secolo futuro: l’eterno tempo di cui sono Padre. “Dio”, dice ancora Davide, dalla cui stirpe io provengo, come è stato predetto dai Profeti, “ha eletto uno solo… mio figlio… ma l’opera è grandiosa, perché si tratta non di preparare la casa di un uomo, ma per Dio”. Così è. Dio, il Re dei re, ha eletto uno solo, suo Figlio, per costruire, nei cuori, la sua casa. E ha già preparato il materiale. Oh! quanto oro di carità! e rame, e argento, e ferro, e legni rari, e pietre preziose! Tutte sono accumulate nel suo Verbo, ed Egli le usa per costruire in voi la casa di Dio. Ma se l’uomo non aiuta il Signore, inutilmente il Signore vorrà costruire la sua casa. All’oro va risposto con l’oro. All’argento con l’argento, al rame col rame, al ferro col ferro. Ossia amore va dato per amore, purezza per servire la Purezza, costanza per esser fedeli, forza per non soccombere. E poi portare oggi la pietra, domani il legno: oggi il sacrificio, domani l’opera, e costruire. Sempre costruire il tempio di Dio in voi. Il Maestro, il Messia, il Re dell’Israele eterno, del popolo eterno di Dio vi chiama. Ma vuole che siate puri per l’opera che dovete costruire. Giù la superbia: a Dio la lode. Giù gli umani pensieri: di Dio è il Regno. Umili, dite con Me: “Tua è ogni cosa, Padre. Tuo tutto quanto è buono. Insegnaci a conoscerti e servirti, nella verità”. Dite: “Chi sono io?”. E riconoscete che sarete qualcosa solo quando sarete tempio di Dio purificato, in cui Dio può scendere e riposare. Tutti pellegrini e stranieri su questa terra, sappiate riunirvi e andare verso il Regno promesso. La strada sono i comandamenti, eseguiti non per paura di castigo ma per amore a Te, Padre santo. E, perché luminosa sia la casa, venite alla Luce del mondo. Io ve la porto. Vi porto la Luce. Non altro che questo. Non possiedo ricchezze e non prometto onori che siano della terra. Ma possiedo tutte le ricchezze soprannaturali del Padre mio e, a coloro che seguiranno Dio in amore e carità, prometto l’onore eterno del Cielo. La pace sia con voi».
La gente, che ha ascoltato attenta, bisbiglia un poco inquieta. Gesù parla col capo della sinagoga. Si uniscono al gruppo anche altre persone, forse le autoritá. Chiedono: «Maestro… ma non sei il Re d’Israele? Ci avevano detto…». «Lo sono». «Ma Tu hai detto…» «Che non possiedo e non prometto ricchezze del mondo. Non posso dire che la verità. Così è. Conosco il vostro pensiero. Ma l’errore viene da uno sbaglio di interpretazione e da un molto grande vostro rispetto verso l’Altissimo. Vi fu detto: “Viene il Messia”, e voi avete pensato, come molti in Israele, che Messia e re fossero la stessa cosa. Alzate più alto lo spirito. Osservate questo bel cielo d’estate. Vi pare finisca lì, il suo confine, lì dove l’aria pare una volta di azzurro? No. Oltre vi sono gli strati più puri, gli azzurri più netti, sino a quello non immaginabile del Paradiso, dove il Messia condurrà i giusti morti nel Signore. La stessa differenza è fra la regalità messianica creduta dall’uomo e quella che è reale: tutta divina». «Ma potremo noi, poveri uomini, alzare lo spirito dove Tu dici?». «Certo! Basta che lo vogliate! E, se lo vorrete, ecco che Io vi aiuterò». «Come ti dobbiamo chiamare, se non sei re?». «Maestro, Gesù, come volete. Maestro sono, e sono Gesù, il Salvatore». Un vecchio dice: «Ascolta, Signore. Un tempo, molto tempo fa, al tempo del censimento, giunse fin qui notizia che era nato a Betlemme il Salvatore… ed io vi andai con altri… Vidi un piccolo Bambino, in tutto uguale agli altri. Ma lo adorai, per fede. Poi seppi che vi è uno, santo, di nome Giovanni. Quale è il Messia vero?». «Colui che tu adorasti. L’altro è il suo Precursore. Grande santo agli occhi dell’Altissimo. Ma non Messia». «Tu eri nato?». «Io ero nato. E che vedesti intorno alla mia persona appena nata?». «Povertà e limpidezza, onestà e purezza… Un operaio gentile e serio di nome Giuseppe, operaio, ma della stirpe di Davide, una giovane madre bionda e gentile di nome Maria, davanti alla cui grazia impallidiscono le rose più belle del mondo e i piú bei gigli delle aiuole dei re; e poi un Bambino dai grandi occhi celesti, dai capelli che somigliavano ai fili d’oro pallido… Non altro vidi… E sento ancora la voce della Madre che mi diceva: “Per la mia Creatura io ti dico: sia il Signore con te sino all’eterno incontro e la sua Grazia venga incontro a te sulla tua strada”. Ho ottantaquattro anni… la strada sta per finire. Non speravo più di incontrare la Grazia di Dio. Ma ti ho trovato, invece… ed ora non desidero più di vedere altra luce che non sia la tua… Sì. Ti vedo quale sei sotto questa veste di pietà che è il corpo che hai preso. Ti vedo! Udite la voce di colui che nel morire vedé la Luce di Dio!». La gente si affolla intorno al vecchio ispirato che è nel gruppo di Gesù e che, non più sorreggendosi sul bastoncello, alza le braccia tremule, la testa tutta bianca, dalla barba lunga, una vera testa da patriarca o profeta. «Io vedo Costui: l’Eletto, il Supremo, il Perfetto, qui sceso per forza d’Amore, risalire alla destra del Padre, tornare Uno con Lui. Ma ecco! Come vero Corpo lo vedo salire all’Eterno. Corpo sfolgorante! Corpo glorioso! Oh! Corpo divino! Oh! Bellezza dell’Uomo Dio! E’ il Re! Sì. E’ il Re. Non di Israele: del
mondo. E a Lui si inchinano tutte i re della terra e ogni scettro e corona si annulla nello splendore del suo scettro e dei suoi gioielli. Guardate, o popoli, il Re eterno! Ti vedo! Ti vedo! Salgo con Te… Ah! Signore! Redentore nostro!… La luce cresce nel mio occhio dell’anima… Il Re è decorato del suo Sangue! È su una croce… Ecco l’Uomo! Eccolo! Sei Tu!… Signore, per la tua immolazione abbi pietà del tuo servo. Gesù, alla tua pietà consegno il mio spirito».
Il vecchio, sin allora in piedi, tornato giovane nel fuoco del profetare, si accascia di improvviso a terra e cadrebbe se Gesù, pronto, non lo sorreggesse contro il suo petto. «Saul!». «Muore Saul!». «Aiuto!». «Correte». «Pace intorno al giusto che muore» dice Gesù, che lentamente si è inginocchiato per poter sostenere meglio il vecchio sempre più pesante. Si fa silenzio. Poi Gesù lo depone completamente a terra. E si alza. «Pace al suo spirito. E’ morto vedendo la Luce. Nell’attesa, e breve sarà, vedrà anche il volto di Dio e starà felice. Non c’è morte, ossia separazione dalla vita, per coloro che muoiono nel Signore». La gente, dopo qualche tempo, si allontana commentando. Restano le autoritá, Gesù, i suoi e il capo della sinagoga. «Ha profetato, Signore?». «I suoi occhi hanno visto la Verità. Andiamo». Escono. «Maestro, Saul è morto investito dallo Spirito di Dio. Noi che l’abbiamo toccato siamo mondi o immondi?». «Immondi». «E Tu?». «Io come gli altri. Non cambio la Legge. La Legge è legge e l’israelita la osserva. Siamo immondi. Tra il terzo e il settimo giorno ci purificheremo. Sino allora, siamo immondi. Giuda, io non torno da tua madre. Non porto immondezza nella sua casa. Falla avvisare da chi può farlo. Pace a questa città. Andiamo».
