VII Domenica di Pasqua Anno A – 17 Maggio 2026

Abbiamo appena ascoltato la grande preghiera di Gesù. Diversa, nello stile, da come siamo abituati noi a pregare. La nostra preghiera, infatti, dovrebbe essere una conversazione con Dio, in cui non dovremmo soltanto fare richieste, ma anche esprimere le nostre emozioni, comunicare i nostri sentimenti, presentare i nostri progetti, racconta-re i nostri successi, denunciare situazioni dolorose e ingiuste, formulare desideri, riconoscere sbagli, ecc. Gesù, questa conversazione la fa a voce alta. I discepoli la possono ascoltare, anche perché Gesù prega per loro… Alla fine, la preghiera si allargherà e non comprenderà soltanto i suoi discepoli e la comunità dei tempi di Gesù, ma anche la comunità futura. C’è anche la nostra comunità, ci siamo anche noi nella sua preghiera. “Io non prego soltanto per questi miei discepoli, prego anche per quelli che crederanno in me”. Bellissimo! E da questa preghiera ad alta voce, noi veniamo a sapere (non è mai troppo tardi!) perché Gesù è venuto in mezzo a noi e quale è stato il suo programma e la sua missione (che dovrebbe poi essere anche la nostra). Gesù è venuto in mezzo a noi per 2 motivi: 1) Per salvarci, come tutti sappiamo! Ma nella preghiera, Gesù si esprime meglio, con un linguaggio più bello, più comprensivo: “Io sono venuto perché TUTTI RICEVANO VITA ETERNA” ossia, io sono venuto affinché tutti partecipino alla vita stessa di Dio, che è luce, pace, gioia, amore. Non è una bella missione, questa, anche per tutti noi suoi discepoli? Quando avviciniamo gli altri non dovremmo anche noi fare in modo che essi ricevano VITA, cioè gioia, pace, luce, amore? 2) Ma c’è un secondo motivo per cui Gesù è venuto in mezzo a noi, un motivo che poi è anche la sua missione che spesso sfugge alla maggior parte di noi. Egli dice nella preghiera: “Ho fatto conoscere CHI TU SEI”. E che ci ha fatto conoscere di Dio? Ci ha fatto conoscere che Dio è, “Padre”. E ci ha detto che quando ci rivolgiamo a Dio, dobbiamo dire “PADRE”. A questo punto qualcuno può dire: ma questo lo sappiamo già, non è una grande notizia, non è una grande scoperta, non è una grande rivelazione! Sì, lo sappiamo già, oggi, grazie alla Sua parola! Ma ai tempi di Gesù, fu una grande rivelazione! E pensandoci bene, anche oggi, anche per i discepoli di oggi e per gli uomini di oggi è una grande rivelazione! Perché è vero che noi sappiamo che Dio è Padre, ma a livello di testa, a livello di conoscenza, a livello di cultura, a livello di catechismo! E a livello di vita? E a livello di cuore? E a livello di esperienza e di rapporto con questo Dio?  Quel nome, “PADRE”, ci viene spontaneo, quando preghiamo? Abitualmente quando ciascuno di noi, prega Dio, dice “Signore”, dice “Dio”, dice “Dio mio”. Ciascuno di noi fa fatica a dire a Dio: “Padre”. Eppure bisogna familiarizzarsi con questo nome se si vuole entrare con lui in un rapporto bello, familiare, confidenziale, intimo. Basta questa parola, “Padre”, per sentirci attraversare, dalla testa ai piedi, da una energia positiva, da una energia di vita. Basta questa parola, “Padre”, per sentirci accolti, protetti, difesi, aiutati, amati! Certo, credere che Dio sia un “padre buono”, non è facile, con tutti i disastri che succedono in ogni parte del mondo, con tutte le tragedie che straziano i cuori degli esseri umani… Eppure Dio è Padre; ce l’ha detto Gesù, l’unico che l’ha visto e che lo conosce! E allora cambiamo atteggiamento verso Dio: cominciamo a chiamarlo sempre “PADRE”, non soltanto quando diciamo il “Padre nostro”, così distrattamente e senza pensarci! E non usiamo mai più questo nome per lamentarci, per criticarlo, per giudicarlo, per bestemmiarlo, per attribuirgli tutti i mali del mondo… Questo “Padre” è sempre vicino a noi, per accompagnarci e aiutarci; ci lascia liberi anche di sbagliare, ma è sempre pronto a riabbracciarci e a riaprirci le porte del suo cuore, che noi gli abbiamo sbattuto in faccia. E, per concludere, Dio è “Padre”, non solo mio, ma nostro? E quelli che hanno in comune lo stesso Padre, tra di loro sono fratelli! E allora, trattiamo gli altri da… fratelli. Tutti gli altri! Perché davanti al Padre non ci sono figli e figliastri, figli che meritano e figli che non meritano. Ma solo figli…. E per noi, solo… fratelli! Possiamo non essere troppo d’accordo, possiamo storcere il naso, possiamo scuotere la testa…, ma è così!

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