Insegnamento di Gesù a proposito di Aglae, una prostituta che inizia il suo cammino di conversione

Elia, un pastore, dice a Gesú: «Una donna ci mandò una serva con questa borsa, dicendo che ci voleva parlare… Non so se ho fatto bene… ma per la prima volta ho restituito la borsa e ho detto: “Non ho nulla da ascoltare da te”… Poi lei mi ha fatto dire: “Vieni in nome di Gesù” e sono andato… Ha aspettato che non ci fosse il suo… insomma l’uomo che la mantiene… Quante cose ha voluto… anzi, voleva sapere. Ma io… ho detto poco. Per prudenza. È una prostituta. Temevo fosse un tranello per Te. Mi ha chiesto chi sei, dove stai, che fai, se sei un signore… Io ho detto: “È Gesù di Nazaret, è dappertutto perché è un maestro e va insegnando per la Palestina”; ho detto che sei un uomo povero, semplice, un operaio che la Sapienza ha fatto sapiente… Non di più». «Hai fatto bene», dice Gesù; e contemporaneamente Giuda esclama: «Hai fatto male! Perché non hai detto che è il Messia, che è il Re del mondo? Bisogna schiacciarla, la superba romana, sotto la potenza di Dio!». «Non mi avrebbe capito… E poi? Non ero sicuro che fosse sincera? L’hai detto tu, quando la vedesti, cosa è lei. Potevo gettare le cose sante (e tutto ciò che è Gesù è santo) in bocca a lei? Potevo mettere in pericolo Gesù dando troppe notizie? Da tutti puó essere tradito, ma non da me». «Andiamo noi, Giovanni, a dirle chi è il Maestro, a spiegarle la verità santa». «Io no. A meno che Gesù me lo ordini», dice Giovanni. «Hai paura? Che vuoi che ti faccia? Hai schifo? Non ne ha avuto il Maestro!». «Non ho paura e nemmeno schifo. Ho pietà di lei. Ma penso che, se Gesù voleva, poteva fermarsi ad istruirla. Non lo ha fatto… non è necessario che lo facciamo noi». «Allora non c’erano segni di conversione… Ora… Fai vedere, Elia, la borsa». E Giuda rovescia su una parte del mantello, poiché era seduto sull’erba, il contenuto della borsa. Anelli, bracciali d’oro e d’argento, braccialetti, una collana d’oro: «Tutti gioielli!… Che ce ne facciamo?». «Si possono vendere», dice Simone. «Sono cose inutili», obbietta Giuda che però li ammira. «Gliel’ho detto anche io, nel prenderli; ho anche detto: “Il tuo uomo ti picchierá”. Mi ha risposto: “Non è roba sua. È mia, ed io ne faccio ciò che voglio. So che è oro, frutto del peccato… ma diventerà buono se è usato per chi è povero e santo. Purché si ricordi di me”, e piangeva». «Va’, Maestro! Va’ a trovarla». «No». «Mandaci Simone». «No». «Allora vado io». «No». I «no» di Gesù sono decisi e carichi di autoritá. «Ho fatto male, Maestro, a parlare con lei e a prendere quell’oro?», chiede Elia che vede Gesù serio. «Non hai fatto male. Ma non c’è nulla di più da fare». «Ma forse quella donna vuole salvarsi ed ha bisogno di essere ammaestrata… », obbietta ancora Giuda. Ma Gesú lo interrompe: «Poco fa vi ho parlato di lievito. Udite una breve parabola. Quella donna è farina. Una farina in cui il Maligno ha mescolato le sue polveri di inferno. Io sono il lievito. Ossia la mia parola è il lievito. Ma se c’è troppa pula nella farina, o se alla farina è mescolato fango, sabbia oppure cenere si puó fare un buon pane, anche se il lievito è buono? Non si può fare. Occorre che con pazienza si tolga dalla farina la pula, la cenere, il fango e la sabbia. La Misericordia passa come un setaccio… Dapprima fa passare brevi verità fondamentali. Cioè quelle che sono necessarie per esser capite da uno che è completa ignoranza e che è nel vizio. Se l’anima le accoglie, quelle prime veritá, comincia la prima purificazione. Poi c’è il setaccio dell’anima stessa, che confronta la sua vita, i suoi comportamenti, con le veritá che ha imparato. E ne ha orrore della sua vita. E continua la sua opera di purificazione. E dopo aver tolta un po’ di cenere, di fango, di sabbia, arriva anche a togliere anche un po’ di farina, ma mischiata ancora con materiale ancora pesante, troppo pesante per dare ottimo pane. A questo punto é tutta pronta. Allora, ripassa la Misericordia e si immette in quella farina preparata (anche questa è preparazione, Giuda), e la rialza e la trasforma in pane. Ma è un lavorío lungo, e richiede molta “buona volontà” dell’anima. Quella donna… quella donna ha già in sé quel minimo che era giusto darle e che le può servire a completare il suo lavoro. Lasciamo lo completi, lentamente, con pazienza, se vorrà farlo, senza disturbarla. Tutto disturba un’anima che sta lavorando su se stessa: la curiosità, lo zelo fuori posto, la mancanza di pazienza, la severitá come anche la eccessiva pietà». «Allora non ci andiamo?». «No. E, affinché nessuno fra voi sia tentato di andare, partiamo subito. Nel bosco c’è ombra. Ci fermeremo nella valle del Terebinto. E là ci separeremo. Elia tornerà ai suoi pascoli con Levi. Mentre Giuseppe verrà con Me fino vicino a Gerico. Poi… ci riuniremo di nuovo. Tu, Isacco, continua a fare ciò che hai fatto a Jutta, andando da qui, per Arimatea e Lidda, sino a raggiungere Doco. Là ci ritroveremo». «E noi?». «Voi? Verrete con me, l’ho detto, per vedere la mia preparazione. Anche Io mi sono preparato alla missione». «Andando da un rabbi?». «No». «Da Giovanni?». «Da Giovanni ricevetti solo il battesimo». «E allora?». «Betlemme ha parlato con le pietre ed i cuori. Anche lì dove ti porto, Giuda, le pietre ed un cuore, il mio, parleranno e ti daranno risposta». Elia, che ha portato latte e pane scuro, dice: «Ho cercato, mentre aspettavo, e con me ha cercato anche Isacco, di persuadere quelli di Ebron… Ma non credono a Te, non vogliono che Giovanni il Battezzatore. È il loro “santo” e non vogliono che quello». «Questo è un peccato comune a molti paesi e a molti credenti presenti e futuri”, dice Gesú. «Guardano l’operaio e non il padrone che ha mandato l’operaio. Chiedono all’operaio senza neppur dirgli: “Di’ al tuo padrone questo”. Dimenticano che l’operaio c’è, perché c’è il padrone, e che è il padrone che istruisce l’operaio e lo rende pronto al lavoro. Dimenticano che l’operaio, sí, può intercedere, ma uno solo può concedere: il padrone. In questo caso, Dio e la Sua Parola con Lui. Non importa. Io ne soffro, ma non ho rancore. Andiamo».

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