Discorso di Gesù ai suoi discepoli in un uliveto, vicino Nazareth
Voi, come miei veri discepoli, avete il compito di testimoniare il Vangelo in tutto il mondo, o almeno nell’ambiente in cui vivete e operate. Ma prima vi devo dire qualcosa, per rendervi capaci di affrontare il mondo e gli altri, con dolcezza e con saggezza, con calma e con costanza, consapevoli della vostra missione. Per prima cosa vi dico che è assolutamente necessario in voi amore e unione. Cosa siete voi? Uomini di ogni classe sociale, di ogni età e di ogni luogo. Ho preferito voi, persone senza grande cultura e senza molte conoscenze, perché più facilmente in voi potró parlare con i miei insegnamenti, ed anche perché, essendo voi destinati ad evangelizzare coloro che non conosceranno niente del vero Dio, non vi scandalizziate della loro ignoranza, e con pazienza li ammaestriate, ricordando con quanta pazienza e amore io vi ho ammaestrati. Ma giá sento, da parte vostra, una obbiezione: “Noi siamo religiosi, non siamo dei pagani, anche se siamo senza cultura intellettuale”. No. Non siete pagani. Ma anche quelli che saranno dotti e ricchi, conosceranno una religione, la quale, snaturata per troppe ragioni, di religione non ha che il nome. Io vi dico che molti sono coloro che si gloriano di essere religiosi. Ma di essi otto su dieci non conoscono e non praticano la vera, santa, eterna Legge del Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe. Perciò, guardandovi l’un l’altro, tanto voi pescatori umili e senza cultura, come voi che siete mercanti o figli di mercanti, ufficiali o figli di ufficiali, ricchi o figli di ricchi, dite: “Siamo tutti uguali. Tutti abbiamo le stesse debolezze e tutti abbiamo bisogno dello stesso insegnamento. Fratelli nei difetti personali, dobbiamo d’ora in poi diventare fratelli nella conoscenza della Verità e nello sforzo di praticarla”. Ecco: fratelli. Voglio che tali vi chiamiate e tali vi vediate l’un l’altro. Voi siete come una famiglia sola. Quando è che una famiglia va avanti ed è ammirata da tutti? Quando è unita e vive in armonia. Se un figlio diventa nemico dell’altro, se un fratello fa del male all’altro, può mai quella famiglia durare? No. Invano il padre di famiglia si sforza per lavorare, per spianare le difficoltà, per far progredire la sua famiglia. I suoi sforzi restano senza successo, le difficoltà aumentano, il mondo prende in giro il loro stato di lite continua. Così non sia mai di voi. Siate uniti. Amatevi. Amatevi per aiutarvi. Amatevi per insegnare ad amare.
Osservate. Anche ciò che ci circonda ci insegna questa grande forza. Guardate questa tribù di formiche che corrono tutte verso uno stesso luogo. Seguiamola. E scopriremo la ragione del loro utile correre verso un punto… Ecco qua. Questa loro piccola sorella-formica ha scoperto, con i suoi organi minuscoli e a noi invisibili, un grande tesoro sotto questa larga foglia di radicchio selvatico. É un pezzo di mollica di pane, forse caduta ad un contadino qui venuto a coltivare i suoi alberi di ulivo, o forse caduta a qualche viandante che si è riposato qui all’ombra, mangiando il suo pane. Come poteva da sola trascinare nella sua tana questo tesoro mille volte più grosso di lei? Ed, ecco, ha chiamato una sorella e le ha detto: “Guarda. E corri, presto, a dire alle sorelle che qui c’è cibo per tutta la tribù e per molti giorni. Corri prima che scopra questo tesoro un uccello e chiami i suoi compagni e lo divorino”. E la formichina è corsa fino al formicaio e ha detto: “Venite. Una di noi vi chiama. Ha trovato qualcosa per tutte. Ma da sola non può portarlo qui. Venite”. E tutte, anche quelle che erano giá stanche sono corse; anche quelle che stavano lavorando, ammucchiando le provviste nei ripostigli. Una, dieci, cento, mille… Guardate… Afferrano con le branche, sollevano facendo del loro corpo un carretto. Questa cade… l’altra, là, quasi si storpia perché la punta del pane la inchioda in un rimbalzo fra la sua estremità e un sasso; questa ancora, così piccola, una giovinetta della tribù, si ferma stanchissima… ma pure, ecco, ripreso fiato, riparte. Oh! come sono unite! Guardate: ora il pezzo di pane è tutto abbracciato da esse e va, va, lentamente, ma va. Seguiamolo… Ancora un poco, piccole sorelle, ancora un poco e poi la vostra fatica sarà premiata. Non ne possono più. Ma non cedono. Riposano e poi ripartono… Ecco raggiunto il formicaio. E ora? Ora al lavoro per ridurre in briciole la grossa mollica. Guardate che lavoro! Chi taglia e chi trasporta… Ecco finito. Ora tutto è in salvo e, felici, esse scompaiono dentro quella crepa, giù per le gallerie. Sono formiche. Null’altro che formiche. Eppure sono forti perché unite. Meditate su questo».
