Ritorno di Gesù a Nazareth.
NELLA PIANURA DI ESDRELON. L’AMORE DI GIOVANNI E DEI POCHI COME LUI. VISITA AL PASTORE GIONA
Per un piccolo sentiero Gesù cammina avendo ai lati Levi e Giovanni. Dietro, in gruppo, sono Giuseppe, Giuda e Simone. Gesù sorride. La notte è chiara. «Credi che ci sarà?», chiede Gesù a Levi. «Ci sarà certo”. «Ci vuole ancora molto per arrivare?». «No, Maestro. Se mi lasci, vado avanti per farmi sentire da Giona». «Va’». «Ma sono tutti così i farisei, Maestro?», chiede Giovanni. «Oh! non vorrei esser a loro servizio! Preferisco la mia barca». «É la tua barca la prediletta?», chiede Gesù, mezzo serio?”. «No, Maestro, sei Tu! La barca lo era quando io non sapevo che c’era l’Amore sulla Terra», risponde pronto Giovanni. Gesù ride. «Non sapevi che sulla Terra c’era l’amore? E come sei nato, allora, se tuo padre non amò tua madre?», chiede Gesù come per scherzo. «Quell’amore è bello, ma non mi attira. Sei Tu il mio amore, sei Tu l’Amore sulla Terra per me, povero Giovanni». Gesù lo stringe a Sé e dice: «Avevo voglia di sentirtelo dire. L’Amore desidera amore, e l’uomo a questo suo desiderio dà e darà sempre piccole gocce, come queste gocce di rugiada che cadono dal cielo e sono tanto piccole che evaporano giá a mezz’aria, nel caldo dell’estate. Anche le gocce d’amore degli uomini si consumeranno a mezz’aria, evaporeranno, scompariranno dalla vampe di troppe cose. Il cuore ancora le esprimerà… ma gli interessi materiali, gli amori sessuali, gli affari, le avidità, tante, tante cose umane, le bruceranno: povere gocce d’amore! E che arriverá a Gesù? Oh! troppo poca cosa! Gli avanzi, i rimanenti di tutti i palpiti umani, quei palpiti umani interessati solo a chiedere, chiedere, chiedere, sotto la spinta dei vari bisogni. Amarmi per solo amore sarà una caratteristica di pochi, dei pochi come te, Giovanni… Guarda quella spiga rinata. É un seme caduto durante la mietitura. Ha saputo nascere, resistere al sole, alla siccità, alzarsi, diventare spiga… Senti, è già formata. Non c’è che lei, viva, in questi campi spogliati da tutte le altre spighe. Fra poco i suoi chicchi maturi cadranno sul terreno e saranno cibo di caritá per gli uccellini, oppure, rinasceranno ancora e, prima dell’aratura, saranno di nuovo maturi, e sfameranno molti uccelli già costretti alla fame… Vedi, Giovanni mio, quanto può fare un seme coraggioso? Così saranno i pochi che mi ameranno per amore. Uno solo servirà alla fame di tanti. Uno solo farà bella la zona dove c’è lui. Uno solo darà vita dove c’era morte e a lui verranno gli affamati. Mangeranno un chicco del suo amore operoso e poi, egoisti e svagati, voleranno via. Ma anche a loro insaputa quel chicco deporrà germi vitali nel loro sangue, nel loro spirito… e torneranno… E oggi, e domani, e domani ancora, come diceva Isacco, verrà aumentato l’Amore nei cuori”. Gesù, che si é fermato un istante. Dal buio della vegetazione appena illuminata dalla luna spunta Levi e, dietro dilui, un’altra ombra più oscura. «Maestro, qui è Giona».
«La mia pace venga su di te!», saluta Gesù prima ancora che Giona lo raggiunga.
Ma Giona non risponde. Corre e si butta piangendo ai suoi piedi e li bacia. Quando può parlare dice: «’Quanto ti ho spettato, maestro! Quanto! Quanto sconforto vedere la vita passare, venire la morte, e dover dire: “Non l’ho visto!”. Eppure, no, non tutta la speranza era morta. Neppur quando stavo per morire. Dicevo: “Lei lo ha detto: ‘Voi lo servirete ancora’, ed Lei non può aver detto una cosa non vera. É la Madre dell’Emmanuele. Nessuna perciò più di Lei ha con sé Dio, e chi ha Dio, sa ciò che è di Dio”». Perché non ti sei manifestato, Signore?». «Perché non era l’ora. Ora l’ora è venuta. Bisogna saper attendere. Ora racconta il prodigio del mio incontro. Vi ho trovati quasi tutti, e tutti fedeli. Non è questo un prodigio? Solo per avermi contemplato con fede e amore siete diventati giusti presso Dio e presso gli uomini».
«Oh! ora avrò coraggio di dirlo! E che coraggio! Ora so che tu ci sei e posso dire a tutti: “Egli è là. Andate a Lui!…”. Ma dove, Signore mio?». «Per tutto Israele. Fino a settembre starò in Galilea, a Nazaret o a Cafarnao, lì mi possono trovare. Poi… sarò dovunque. Sono venuto a radunare le pecore d’Israele». «Oh! mio Signore! Troverai molti caproni. Diffida dei grandi in Israele!». «Nulla mi faranno di male se non sarà l’ora. Tu, ai morti, ai dormenti, ai vivi, di’: “Il Messia è fra noi”». «Ai morti, Signore?».
«Ai morti dello spirito. Gli altri, i giusti morti nel Signore, già sono pieni di gioia per la prossima liberazione dal Limbo. Dillo ai morti: Io sono la Vita. Dillo ai dormenti: Io sono il Sole che sorge svegliando tutti dal loro sonno. Dillo ai vivi: Io sono la Verità che essi cercano». «E guarisci anche i malati? Levi mi ha detto di Isacco. Solo per lui il miracolo, o per tutti?». «Ai buoni il miracolo è per un giusto premio. Ai meno buoni per spingerli alla bontà vera. Ai malvagi anche, qualche volta, per scuoterli e convincerli che Io sono e che Dio è con Me. Il miracolo è un dono. Il dono è per i buoni. Ma Colui che è Misericordia, vede la debolezza umana e ricorre anche a questo, per dire a loro: che vi devo fare più fare”». «Signore, vuoi venire a casa mia? “Vengo”.
ADDIO DA GIONA, CHE SIMONE ZELOTE PENSA DI AFFRANCARE. ARRIVO DI GESÙ A NAZARETH
È mattina presto. Sulla porta di una misera capanna, ci sono Gesù coi suoi e con Giona e con altri poveri contadini come lui. E’ l’ora del saluto. «Non ti vedrò più, Maestro?», chiede Giona. «Tu ci hai portato la luce nel cuore. La tua bontà ha fatto di queste giornate una festa che durerà per tutta la vita. Ma Tu lo hai visto come siamo trattati. Ma le tue parole sono state tante carezze. Il pane ci è parso più abbondante e buono, poiché Tu lo gustavi con noi. Torna a spezzarlo con noi, Signore. Solo perché sei Tu, oso dire questo. Per chiunque altro sarebbe una offesa offrirti un ricovero ed un cibo che perfino un mendicante non accetterebbe, tanto è misero. Ma Tu… » «Veramente, io trovo in essi un profumo e un sapore celesti, perché in questa ospitalitá c’è fede e amore. Verrò, Giona. Verrò a te. A sollevare il tuo spirito. Rimanete tutti fedeli a Me. Io vorrei dare pace, anche umana, a tutti voi. Ma non posso. Purtroppo vi devo dire che dovrete soffrire ancora. E ciò è triste per Me che vi ama…». «Signore, se Tu ci ami, non è piú una sofferenza per noi qualsiasi cosa ci capiti!. Prima non avevamo nessuno che ci amasse… Oh! se potessi, io almeno, vedere tua Madre!». «Non ti preoccupare. Io ti porteró da Lei. Sappi aspettare come si aspetta il sorgere di una stella, della prima stella. Ella ti apparirà d’improvviso, proprio come fa la stella vespertina che ora non c’era e subito dopo brllla nel cielo. Addio, voi tutti. La mia pace vi difenda contro le sofferenze causate da altri. Addio, Giona. Non piangere. Hai aspettato tanti anni, con fede paziente. Io ti prometto ora un’attesa piuttosto breve. Non piangere. Non ti lascerò solo. La tua bontà ha asciugato il mio pianto quando ero in fasce. Non basta la mia ad asciugare il tuo, ora?». «Sì… ma Tu vai… ed io resto…». «Amico, Giona, non farmi partire sotto il peso di non di non poterti accontentare…». «Non piango, Signore… Ma come farò a vivere senza più vederti, ora che so che sei vivo?». Gesù lo accarezza ancora e poi si stacca. Ma, verso il limite della misera campagna, Gesú apre le braccia e la benedice. Poi si avvia. «Che hai fatto, Maestro?», chiede Simone che ha notato l’insolito gesto.
«Ho protetto tutte le cose. Perché i satana non possano rovinare quegli infelici. Non potevo nulla di più…». «Maestro… andiamo avanti più svelti. Ti vorrei dire una cosa che gli altri non sentano». Si staccano ancor più dal gruppo e Simone parla.
«Vorrei dirti che Lazzaro ha l’ordine di usare la somma per aiutare tutti coloro che si presentano nel tuo nome. Non potremmo aiutare Giona? Diamogliela”. «Simone, Io avevo capito perché tu ti spogliavi di tutto. Conosco i pensieri degli uomini. E ti ho amato anche per questo. Facendo felice Giona, fai felice anche Me. Oh! come mi fa stare male nel vedere soffrire chi è buono! Ma a te lo posso dire: se Dio provvedesse a tutto, priverebbe i suoi amici della facoltà di essere misericordiosi e di ubbidire perciò al comandamento dell’amore. Le infelicità altrui danno modo ai miei amici di esercitarle l’amore. Hai capito il mio pensiero?». «É profondo. Lo medito. E mi umilio, rendendomi conto di quanto io sia ottuso e di quanto grande è Dio”, «Dio è l’irraggiungibile Perfezione, Dio è la completa Bellezza, Dio è l’infinita Potenza, Dio è l’incomprensibile Essenza, Dio è l’insuperabile Bontà, Dio è l’indistruttibile Compassione, Dio è l’immisurabile Sapienza, Dio è l’Amore divenuto Dio. É l’Amore! É l’Amore! Tu dici che più conosci Dio nella sua perfezione e più ti pare di salire o immergerti in due profondità senza confine, di azzurro senz’ombre… Ma, quando tu capirai cosa è l’Amore divenuto Dio, non salirai, non ti immergerai più nell’azzurro, ma in un gorgo incandescente di fiamme, e sarai aspirato verso una beatitudine che ti sarà morte e vita. Dio lo avrai, con completo possesso, quando, per la tua volontà, sarai riuscito a comprenderlo e a meritarlo. Allora ti fisserai nella sua perfezione». «O Signore!»… Simone è impressionato. Si fa il silenzio. Si arriva alla strada. Gesù si ferma in attesa degli altri. Quando il gruppo si riunisce, Levi si inginocchia: «Dovrei lasciarti, Maestro. Ma ti voglio chiedere qualcosa. Portami da tua Madre”. «Vieni. Quanto in nome di mia Madre si chiede, in nome di mia Madre io do». Gesù è solo. Cammina velocemente e sorride. Ecco là Nazaret… Gesù scende ancor più veloce. Raggiunge la strada, ora, senza curarsi del sole. La strada è deserta e silenziosa sino alle prime case. Lì qualche voce di bimbo o di donna si sente venire dall’interno delle case e dalle campagne. Svolta per una stradetta che per metà è nell’ombra. Lì vi sono alcune donne che si affollano ad un pozzo fresco. Lo salutano quasi tutte con un… ben tornato. «La pace a voi tutte… Ma fate silenzio. Voglio fare una sorpresa a mia Madre». La madre di Giuda e Giacomo viene con un’anfora sulla testa e una per mano. Non vede subito Gesù e grida: «Così faccio più presto. Maria è tutta triste, perché i suoi fiori muoiono di sete. Sono ancora quelli di Giuseppe e di Gesù, e le pare che le si strappi il cuore a vederli seccare». «Ma ora che vede Me…», dice Gesù apparendo da dietro il gruppo. «Oh! il mio Gesù! Te benedetto! Lo vado a dire…».
«No. Vado io. Dammi le anfore». «La porta è solo accostata. Maria è nell’orto. Oh! come sarà felice! Parlava di Te anche stamattina. Ma con questo sole! Venire! Sei tutto sudato! Sei solo?».«No. Con amici. Ma io sono corso avanti. Per vedere prima la Mamma. E Giuda?», «È a Cafarnao. Va spesso…». Maria non dice altro. Ma sorride, mentre asciuga col suo velo il volto bagnato di Gesù. Le brocche sono pronte. Gesù se ne carica due a bilico sulle spalle, usando la sua cintura, e l’altra la porta con la mano. Va, svolta, giunge alla casa, spinge la porta, entra nella stanzetta che pare oscura rispetto al gran sole che c’è fuori, alza piano la tenda che fa riparo alla porta dell’orto, osserva. Maria è in piedi presso un cespuglio di rose, volgendo le spalle alla casa, e si mortifica per la pianta assetata d’acqua Gesù posa la brocca a terra, facendo rumore. «Già qui, Maria?», dice la Mamma senza voltarsi. «Vieni, vieni. Guarda questo cespuglio di rose! E questi poveri gigli. Seccheranno tutti se non li adacquiamo. Porta anche delle cannucce per mantenere questo stelo che sta cadendo”. «Tutto ti porto, Mamma». Maria si gira di scatto. Resta per un secondo ad occhi sbarrati, poi con un grido corre a braccia tese verso il Figlio, che ha già aperto le sue braccia e l’aspetta con un sorriso tutto amore. «Oh! Figlio mio!». «Mamma! Cara!». L’abbraccio è lungo, dolce, e Maria è tanto felice che non vede, non sente quanto sia sudato Gesù. Ma poi dice: «Perché, Figlio, a quest’ora? Sei tutto rosso e sudi come una spugna. Vieni, vieni dentro. Che io ti asciughi e ti rinfreschi. Ora ti porto una veste nuova e sandali pulitii. Ma Figlio! Figlio! Perché in giro con questo sole? Muoiono le piante per il calore e Tu, mio Fiore, vai in giro!». «Per venire prima da te, Mamma!». «Oh! caro! Hai sete? Certo che l’hai. Ora ti preparo…». «Sì, ho sete del tuo bacio, Mamma. Ho sete delle tue carezze. Lasciami stare così, con la testa sulla tua spalla, come quando ero piccolo… Oh! Mamma! Come mi manchi!». «Ma dimmi di venire, Figlio, ed io verrò. Che ti è mancato per la mia assenza? Cibo che piace a Te? Vesti pulite e fresche? Letto ben fatto? Oh! dimmelo, mia Gioia, che t’è mancato. Io cercheró di provvedere». «Nulla di nulla, solo la tua mancanza…».
Gesù, che è rientrato tenuto per mano dalla Mamma e che si è seduto sulla cassapanca presso la parete, avendo di fronte Maria che stringe con le braccia, stando col capo contro il suo cuore e baciandola di tanto in tanto, ora la guarda fissa. «Lascia che Io ti guardi. Che si riempiono i miei occhi di te, Mamma mia santa!».
«Prima la veste. Non sta bene stare così sudato. Vieni». Gesù ubbidisce. Quando torna vestito di fresco, il colloquio riprende, calmo e dolce. «Sono venuto con alcuni discepoli e amici. Ma li ho lasciati nel bosco di Melca. Verranno domani all’aurora. Io… non potevo più attendere. La mia Mamma!…», e le bacia le mani. «Maria di Alfeo si è ritirata per lasciarci soli. Anche lei ha capito che ho bisogno di stare solo con te. Domani… domani tu sarai con i miei amici ed io con i nazareni. Ma questa sera tu sei l’Amica mia ed io il tuo. Ti ho portato… oh! Mamma, ho trovato i pastori di Betlemme che vennero a trovarci quando sono nato. E ti ho portato due di essi: sono orfani e tu sei la loro Madre. Di tutti. Ma di più degli orfani. E ti ho portato anche uno che ha bisogno di te per vincere se stesso. E un altro che è una persona buona ma che ha sofferto molto. E poi Giovanni… E ti ho portato il saluto di Elia, di Isacco, Tobia ora Mattia, Giovanni e Simeone. Giona è il più sfortunato. Ti porterò a lui. L’ho promesso. Altri li cercherò ancora. Samuele e Giuseppe sono morti nella pace di Dio». «Sei stato a Betlemme?». «Sì, Mamma. Ho portato lí i discepoli che avevo con me. E ti ho portato questi fiori, ormai seccati. «Oh!». Maria prende gli steli seccati e li bacia. «E Anna?». «É morta nella strage di Erode». «Oh! misera! Ti amava tanto!». «I betlemmiti hanno molto sofferto. Non sono stati giusti coi pastori. Ma hanno molto sofferto…». «Ma con Te furono buoni allora!». «Sì. Per questo vanno capiti. Satana è invidioso di quella loro bontà e li spinge al male. Sono stato anche a Ebron. I pastori, perseguitati…» «Oh! fino a tanto?!». «Sì. Ma sono anime di persone buone, e attraverso le persecuzioni e le ferite si sono santificati. Li ho radunati. Ho guarito Isacco e… e ho dato il mio Nome ad un piccino… A Jutta, c’è ora una famiglia innocente che si chiama Maria, Giuseppe e Jesai…». «Oh! il tuo Nome!». «E il tuo, e quello del Giusto. E a Keriot, cittá di un discepolo, un fedele israelita mi morì tra le mie braccia. Di gioia, di avermi avuto… E poi… oh! quante cose ho da dirti, mia perfetta Amica, Madre soave! Ma per prima, Io te ne prego, chiedo da te tanta comprensione per quelli che verranno domani. Ascolta: mi amano… ma non sono perfetti. Tu, Maestra di virtù… oh! Madre, aiutami a farli diventare buoni… Io li vorrei tutti salvare…» Gesù è scivolato ai piedi di Maria. Ora Lei appare nella sua maestà di Madre. «Figlio mio! Che vuoi che faccia la tua povera Mamma più di Te?». «Santificarli… La tua virtù santifica. Te li ho portati apposta. Mamma… un giorno ti dirò: “Vieni”, perché allora sarà urgente santificare gli spiriti, perché io trovi in loro volontà di redenzione. E io solo non potrò… Il tuo silenzio sarà attivo come la mia parola. La tua purezza aiuterà la mia potenza. La tua presenza terrà indietro Satana… e tuo Figlio, Mamma, troverà forza nel saperti vicina. Verrai, non è vero, mia dolce Madre?». «Gesù! Caro! Figlio! Non ti vedo felice… Che hai, Creatura del mio cuore? Fu duro con Te il mondo? No? Mi è sollievo crederlo… ma… Oh! sì. Verrò. Dove Tu vuoi. Come Tu vuoi. Quando Tu vuoi. Anche ora, sotto al sole. Mi vuoi? Eccomi». «No. Ora no. Ma un giorno… Come è dolce la casa! E la tua carezza! Lasciami dormire così, col capo sulle tue ginocchia. Sono tanto stanco! Sono sempre il tuo piccolo Figlio… E Gesù realmente si addormenta, stanco e sfinito, seduto sul tappeto, con la testa in grembo alla Madre che lo accarezza sui capelli, beata.
