Discorsi di Gesù

  • Discorso di Gesù a Giuda Iscariota ancora sconosciuto

    VUOLE DIVENTARE DISCEPOLO, E AGLI ALTRI GIÀ DISCEPOLI

    “Siete voi che mi volete?» dice Gesú ai due sconosciuti che lo cercavano. «Eccomi. Chi siete?». «Ti abbiamo udito l’altra sera… nel Tempio. Ti abbiamo cercato per la città. Uno che dice di essere tuo parente ci ha detto che stavi qui». «E perché mi cercate?».
    «Per seguirti, Maestro, se tu vuoi, perché Tu hai parole di verità». «Seguirmi? Ma sapete dove sono diretto?». «No, Maestro, ma certo alla gloria». «Sì. Ma ad una gloria non della terra. Ad una gloria che ha la sua sede nel Cielo e che si conquista con virtù e sacrificio. Perché volete seguirmi?» torna a chiedere. «Per avere parte della tua gloria». «Secondo il Cielo?». «Sì, secondo il Cielo».
    «Non tutti possono arrivarvi. Perché il denaro insidia i desiderosi di Cielo più degli altri. E solo chi ha una forte volontá resiste. Perché seguirmi, se seguire Me vuole dire lotta continua con il nemico che è in noi, col mondo nemico, e col Nemico che è Satana?». «Perché così vuole il nostro spirito, che è rimasto conquistato da Te. Tu sei santo e potente. Noi vogliamo esser tuoi amici». «Amici!!!». Gesù tace e sospira. Poi guarda fisso quello che ha sempre parlato e che ora ha lasciato cadere il mantello dal capo, apparendo a testa nuda. E’ Giuda di Keriot. «Chi sei, tu che parli meglio di un popolano?». «Sono Giuda, di Simone. Sono di Keriot. Ma sono nel Tempio. Attendo e sogno il Re dei giudei. Re ti ho sentito nella parola. Re ti ho visto nel gesto. Prendimi con Te». «Prenderti? Ora? Subito? No». «Perché, Maestro?». «Perché è meglio riflettere bene prima di prendere strade molto difficili». «Non credi alla mia sincerità?». «L’hai detto. Credo al tuo impulso. Ma non credo alla tua costanza. Pensaci, Giuda. Io ora andrò via e tornerò per la festa della Pentecoste, fra 7 settimane. Se stai nel Tempio, mi vedrai. Pesa te stesso. «E tu chi sei?». «Un altro che ti vide. Vorrei esser con te. Ma ora sono scoraggiato, ho paura». «No. La superbia è quella che rovina tutto. La paura può essere un ostacolo, ma se viene da una persona umile è di aiuto. Non aver paura. Anche tu pensa, e quando verrò…» «Maestro, sei tanto santo! Ho paura di non esser degno. Non ho paura di altro. Perché sul mio amore verso di te non ho paura…» «Come ti chiami?». «Tommaso, detto Didimo». «Ricorderò il tuo nome. Va’ in pace». Gesù li congeda e si ritira nella casa ospitale per la cena. I sei che sono con Lui vogliono sapere molte cose, su quel colloquio e cominciano a chiedere: «Perché, Maestro, hai fatto differenza fra i due?… Perché una differenza c’è stata. Tutti e due avevano lo stesso impulso…» chiede Giovanni.
    «Amico, anche lo stesso impulso può avere diverse conseguenze e fare diverso effetto. Certo che i due hanno lo stesso impulso. Ma uno non è uguale all’altro nello scopo. E quello che pare il meno perfetto è il più perfetto, perché non ha desiderio di gloria umana. Mi ama perché mi ama». «Anche io!». «Ed io pure».
    «E anche io». «E anche io». «E anche io». «E anche io». «Lo so. Vi conosco per quel che siete». «Siamo dunque perfetti?». «Oh! no! Ma, come Tommaso, lo diventerete se persevererete nella vostra volontà d’amore. Perfetti?! Oh! amici! E chi perfetto se non Dio?». «Tu lo sei!». «In verità vi dico che non sono perfetto per Me, se voi credete che io sia soltanto un profeta. Nessun uomo è perfetto. Ma sono perfetto perché Chi vi parla è la Parola del Padre. Parte di Dio, il suo Pensiero che si fa Parola, io ho la Perfezione in Me. E cosí mi dovete credere: essere io la Parola del Padre. Eppure lo vedete, amici. io voglio esser chiamato il Figlio dell’uomo, perché anniento Me stesso, addossandomi tutte le miserie dell’uomo, non per averle, ma per portarle su di me e annullarle. Che peso, amici! Ma le porto con gioia. E’ la mia gioia il portarle perché, essendo il Figlio dell’umanità, renderò l’umanità figlia di Dio. Come il primo giorno».
    Gesù parla dolcemente, seduto alla povera mensa con le mani che gestiscono pacatamente sulla tavola, il volto un poco inclinato, illuminato da sotto in su dalla piccola lampada ad olio messa sulla tavola. Sorride lievemente.

    Tempo dopo…
    Gesú si trova sul monte degli ulivi… E’ seduto nella sua posizione abituale, coi gomiti appoggiati al ginocchio, gli avambracci in avanti e le mani unite.
    Cala la sera e la luce diminuisce sempre più. Gesù è solo. Si è tolto il mantello come se avesse caldo. Rimane solo con la sua veste bianca.
    Un uomo scende fra gli ulivi. Pare cerchi qualcosa o qualcuno. E’ alto. Tiene una parte del mantello calato sul volto. Quando vede Gesù fa un atto come per dire: «Eccolo!» e affretta il passo. A pochi metri saluta: «Salve, Maestro!».
    Gesù si volge di scatto e alza la testa. Gli rivolge uno sguardo serio e triste. L’altro ripete: «Ti saluto, Maestro. Sono Giuda di Keriot. Non mi riconosci? Non ti ricordi?». «Ricordo e ti riconosco. Sei quello che qui mi hai parlato con Tommaso, la scorsa Pasqua». «E al quale Tu hai detto: “Pensa e sappi decidere prima del mio ritorno”. Ho deciso. Vengo». «Perché vieni, Giuda?». Gesù è proprio triste.
    «Perché… te l’ho detto dall’altra volta il perché. Perché io sogno il regno d’Israele e vedo te come il suo Re». «Per questo vieni?». «Per questo. Metto me stesso e tutto quello che ho, capacità, conoscenze, amicizie, fatica, al tuo servizio e al servizio della tua missione per ricostituire il Regno d’Israele». I due ora sono di fronte, vicini, in piedi e si guardano fissamente. Gesù serio sino alla mestizia, l’altro esaltato dal suo sogno, sorridente, bello e giovane, leggero e ambizioso. «Io non ti ho cercato, Giuda». «Lo so. Ma io ti cercavo. Sono giorni e giorni che ho messo persone alle porte per segnalarmi il tuo arrivo. Pensavo saresti venuto con dei tuoi seguaci e perciò che sarebbe stato facile il notarti. Invece… Ho visto un gruppo di pellegrini che ti benediva per aver guarito un malato. Ma nessuno sapeva dirmi dove eri. Allora mi sono ricordato di questo posto. E sono venuto. Se non ti avessi trovato qui, mi sarei rassegnato a non trovarti più…» «Credi che sia stato un bene per te l’avermi trovato?». «Sì, perché ti cercavo, ti desideravo, ti voglio». «Perché? Perché mi hai cercato?».
    «Ma te l’ho detto, Maestro! Non mi hai capito ancora?». «Ti ho capito. Sì. Ti ho capito. Ma voglio che anche tu mi capisca prima di seguirmi. Vieni. Parleremo mentre camminiamo». E cominciano a camminare l’uno a fianco all’altro su e giù per le stradine in mezzo all’uliveto. «Tu mi segui per un’idea che è umana, Giuda. Io te ne devo dissuadere. Io non sono venuto per quello che pensi tu». «Ma non sei Tu il Messia, Re dei giudei? Quello di cui hanno parlato i Profeti? Altri ne sono venuti prima di te; ma a loro mancavano troppe cose e sono caduti come foglie che il vento disperde. Tu hai Dio con Te, tanto che operi miracoli. Dove c’è Dio, è sicura la riuscita della missione». «Hai detto bene. Io ho Dio con Me. Io sono la sua Parola. Sono quello profetizzato dai Profeti, promesso ai Patriarchi, atteso dalle folle. Ma il mio Regno non è di questo mondo, Giuda. Dissuaditene. Ad Israele io vengo a portare la Luce e la Gloria. Ma non la luce e la gloria della terra. Io vengo per chiamare i giusti d’Israele al Regno di Dio. Perché è da Israele e con Israele che deve formarsi e venire la pianta di vita eterna la cui linfa sarà il Sangue del Signore, la pianta che si estenderà per tutta la terra, sino alla fine dei secoli. I miei primi seguaci verranno da Israele. I miei primi testimoni verranno da Israele. Ma anche i miei persecutori verranno da Israele. Anche i miei carnefici verranno da Israele. Ma anche il mio traditore verrá da Israele…»
    «No, Maestro. Questo non sarà mai. Tutti ti tradissero, io ti resterò fedele e ti difenderò». «Tu, Giuda? E su che cosa fondi questa tua sicurezza?». «Sul mio onore di uomo». «L’onore umano é più fragile della tela di un ragno, Giuda. E’ da Dio che dobbiamo chiedere la forza d’essere onesti e fedeli. L’uomo!… L’uomo compie opere di uomo. Per compiere opere dello spirito (e seguire il Messia in verità e giustizia vuol dire compiere opera dello spirito), occorre uccidere l’uomo e farlo rinascere. Sei tu capace di tanto?». «Sì, Maestro. E poi… Non tutto Israele ti amerà. Ma carnefici e traditori del suo Messia non verranno darà Israele. Israele Ti attende da secoli!». «Me li darà, eccome! Ricorda i Profeti. Le loro parole… e la loro fine. Io sono destinato a deludere molti. E tu ne sei uno. Giuda, tu hai qui di fronte uno che é mite, uno che è pacifico, uno che é povero, che povero vuol rimanere. Io non sono venuto per impormi e per fare guerra. Io non affronto i forti e i potenti per avere un regno umano, per avere un potere umano. Io non combatto che solo Satana per riprendermi le anime; io vengo a spezzare le catene di Satana col fuoco del mio amore. Io vengo per insegnare misericordia, sacrificio, umiltà, purezza. Io ti dico, ed a tutti dico: “Non abbiate sete di umane ricchezze, ma lavorate per guadagnare un tesoro eterno”. Disillúditi, Giuda, se mi credi un trionfatore su Roma e sui potenti che governano. Gli Erodi come i Cesari possono dormire tranquilli mentre io parlo alla gente.
    Non sono venuto per strappare scettri a nessuno… ed il mio scettro, eterno, è già pronto. Vai, Giuda, e medita…». «Mi respingi, Maestro?». «Io non respingo nessuno, perché chi respinge non ama. Ma dimmi, Giuda, come chiameresti tu l’atto di uno che, sapendosi malato di lebbra, dicesse ad uno che non lo sa, ma che si avvicina per bere al suo calice: “Pensa a quello che fai”? Lo diresti odio o amore?». «Amore lo direi, poiché non vuole che chi non lo sa si rovini la salute».
    «Chiama allora così anche il mio atto». «Posso rovinarmi la salute venendo con Te? No, mai». «Più che la salute ti puoi rovinare, perché, pensalo bene, Giuda, poco sarà addebitato a chi non conosce la Verità e sarà assassino credendo di fare giustizia; ma molto sarà addebitato a chi, avendo conosciuto la Veritá, non solo non la segue, ma se ne fa nemico». «Io non lo sarò. Prendimi, Maestro. Non mi puoi rifiutare. Se sei il Salvatore e vedi che io sono peccatore, pecora sviata, cieco fuori del giusto cammino, perché rifiuti di salvarmi? Prendimi. Io ti seguirò fino alla morte…» «Alla morte! E’ vero. Questo è vero. Poi…» «Poi, Maestro?».
    «Il futuro è nella mente di Dio. Va’. Domani ci rivedremo presso la porta dei Pesci». «Grazie, Maestro. Il Signore sia con Te».
    «E la sua misericordia ti salvi».

Calendario Eventi