II Domenica di Avvento Anno C

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Era l’anno quindicesimo del regno dell’imperatore Tiberio. Ponzio Pilato era governatore nella provincia della Giudea. Erode regnava sulla Galilea, suo fratello Filippo sull’Iturèa e sulla Traconitide, e Lisània governava la provincia dell’Abilène, mentre Anna e Caifa erano sommi sacerdoti. In quel tempo Giovanni, il figlio di Zaccaria, era ancora nel deserto. Là Dio lo chiamò. Allora Giovanni cominciò a percorrere tutta la regione del Giordano e a dire: “Cambiate vita e fatevi battezzare, e Dio perdonerà i vostri peccati”. Si realizzava così quel che aveva scritto il profeta Isaia nel libro delle sue profezie: “Una voce grida nel deserto: Preparate la via del Signore, spianate i suoi sentieri. Le valli siano tutte riempite, le montagne e le colline abbassate. Raddrizzate le curve delle strade, togliete tutti gli ostacoli. Allora tutti vedranno che Dio è il Salvatore”.

Il Vangelo di oggi parte da un anno preciso: l’anno 15° dell’Impero di Tiberio Cesare. E siccome Tiberio Cesare diventó Imperatore il 14 dopo C., quando Luca scrive siamo nel 29 d.C. (14+15). A quei tempi l’Imperatore Tiberio Cesare era “il signore del mondo” e sotto il suo dominio stava anche tutta la Palestina. La Palestina aveva come re, Erode Antipa, che era il figlio di Erode il Grande, quello che per eliminare Gesú bambino, fece strage di innocenti. Ebbene, pur lasciando Erode Antipa come re della Palestina, l’Imperatore romano, Tiberio Cesare, aveva messo, a fianco del re, un suo rappresentante, chiamato “procuratore”: Ponzio Pilato. Ma chi era Erode Antipa? Chi era Ponzio Pilato?  Erode Antipa aveva cacciato la sua moglie per sposare la moglie di suo fratello. Era quindi un adultero. Erode Antipa fu quello che fece tagliare la testa a Giovanni Battista, il quale lo aveva rimproverato proprio per questo, cioé di essere un adultero e che non gli era lecito, secondo la legge di Dio, cacciare la propria moglie, per sposare la moglie di un altro. Erode Antipa era oltre che adultero, anche una persona crudele e sospettosa. Chi era invece Ponzio Pilato? Ponzio Pilato era una persona pessima, il peggiore tra i procuratori romani in Palestina, di carattere testardo e duro, corrotto, violento, prepotente, crudele, insopportabile, che condannava la gente senza regolare processo. Accanto a queste autoritá politiche, c’erano poi le autoritá spirituali: Hanna e Caifa. Caifa era il sommo sacerdote in carica. Hanna era Sommo sacerdote emerito, suocero di Caifa. Hanna era stato deposto da Sommo Sacerdote, anni prima, cioè nel 15 d. C., dal Procuratore Romano del suo tempo, Valerio Grato. Peró manteneva il titolo di Sommo Sacerdote e godeva ancora di una grande autoritá. Ecco, queste erano le autoritá politiche e religiose, in quell’anno 29 d.C., proprio quando compare la figura di Giovanni Battista: “la Parola di Dio, dice il Vangelo, venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”. Dopo aver elencato tutte le autoritá civili e religiose del tempo, Luca dice: “la parola di Dio venne su Giovanni”. Ció significa che un Governatore, un Imperatore, un Re, un Capo religioso, sono figure importanti agli occhi degli uomini, ma non necessaria-mente agli occhi di Dio, anzi! Non tutto quello che piace al mondo e “luccica” nel mondo è gradito a Dio. Dio non cammina per le vie ufficiali e burocratiche; Dio non trova necessario consultare le autoritá politiche e religiose; la sua Parola non trova accoglienza nei palazzi della politica e dei grandi, come anche nei cuori pieni di orgoglio e di superbia. Dio affida la sua Parola ad un uomo, Giovanni, che vive nel deserto. Proprio lui, che ha scelto l’umiltá e il silenzio, diventerà l’altoparlante dell’eterna Parola. Dio agisce sempre in modo incredibile. Non è Giovanni che prende l’iniziativa, è Dio che lo sceglie e gli pone sulle labbra le parole da dire. Dobbiamo crederci, perché questo vale anche per ciascuno di noi! Mai tirarci indietro quando si tratta di testimoniare e diffondere il bene: è Dio che ci sceglie! Mai lasciarci impressionare dalle reazioni negative degli altri. Ebbene, il popolo ebraico, che conosceva bene le profezie degli antichi profeti, era convinto che proprio quelli erano i tempi in cui sarebbe venuto il Messia, per liberarlo dalla schiavitú. Per questo corrono dal nuovo profeta. Quindi nel popolo c’era grande attesa! E fu proprio in questo periodo che appare sulla scena del mondo, sulla scena della storia del popolo ebraico, Giovanni Battista. E che dice Giovanni Battista al popolo? Dice che la loro attesa è finita; dice che il Messia è venuto a liberarli, da ogni schiavitú e da ogni paura; dice addirittura che il Messia che loro aspettavano è in mezzo a loro. Ma, contemporaneamente, Giovanni Battista dice al popolo che c’è un’altra attesa da prendere in considerazione: l’attesa da parte di Dio. Anche Dio attende qualcosa dal popolo! E che cosa? Dio attende che il popolo si prepari ad accogliere il Messia, ad accogliere Gesú! E in che modo? Aprendogli la strada, togliendo gli ostacoli che impediscono a Cristo di entrare nella loro vita. Cristo non puó entrare dove c’è orgoglio e arroganza, dove c’è freddezza e indifferenza verso di Lui. Dio aspetta che il popolo elimini tutte le storture dalla propria vita, le sregolatezze, gli inganni, le corruzioni, gli squilibri sociali, le immoralitá, la pigrizia spirituale; tutte cose che devono sparire per fare spazio a Cristo, alla sua Luce, alla sua Veritá, ai suoi comandamenti, alla sua liberazione, alla sua salvezza. Altrimenti la salvezza che il Messia porta, rimane inutilizzata per chi non lo accoglie. La salvezza offerta dal Messia, da Cristo, dal Figlio di Dio è per tutti, è destinata a tutti. L’unica condizione per riceverla, peró, è che ognuno si converta, cioè si senta peccatore, lo riconosca davanti a Dio, chieda perdono, accetti Cristo come Veritá, come Salvatore, come Vita e si lasci guidare da Lui. Ció che Giovanni Battista ha detto al popolo ebraico del suo tempo, lo dice oggi a ciascuno di noi!

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