V Domenica T.O. Anno C

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

Un giorno Gesù si trovava sulla riva del lago di Gennèsaret. Egli stava in piedi e la folla si stringeva attorno per poter ascoltare la parola di Dio. Vide allora sulla riva due barche vuote: i pescatori erano scesi e stavano lavando le reti. Gesù salì su una di quelle barche, quella che apparteneva a Simone, e lo pregò di riprendere i remi e di allontanarsi un pò dalla riva. Poi si sedette sulla barca e si mise a insegnare alla folla. Quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: “Prendi il largo e poi getta le reti per pescare“. Ma Simone gli rispose: “Maestro abbiamo lavorato tutta la notte senza prendere nulla; però sulla tua Parola, getterò le reti“. Le gettarono e subito presero una quantità di pesci che le loro reti cominciarono a rompersi. Allora chiamarono i loro compagni che stavano sull’altra barca perché venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono di pesci tutte e due le barche a tal punto che quasi affondavano. Appena si rese conto di quel che stava accadendo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù dicendo: “Allontanati da me, Signore, perché io sono un peccatore“. In effetti Pietro e i suoi compagni, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, e tutti quelli che erano con lui erano rimasti sconvolti per la straordinaria quantità di pesci che avevano preso. Ma Gesù disse a Simone: “Non temere, d’ora in poi tu sarai pescatore di uomini“. Essi allora riportarono le barche verso riva, abbandonarono tutto e seguirono Gesù. 

Oggi nel Vangelo, abbiamo sentito parlare di barche, di acqua, di pescatori, di reti! Vediamo un po’ cosa significano per noi queste realtá. Cominciamo dalla BARCA. La barca, per quanto possa essere grande, potente e veloce, è qualcosa che ondeggia, qualcosa che è insicura. La barca potrebbe anche imbarcare acqua; potrebbe affondare in un attimo, da un momento all’altro (pensate alla nave crociera Costa Concordia, finita contro gli scogli davanti all’Isola del Giglio dieci anni fa, nel 2012). La barca simboleggia da sempre la Chiesa, la comunità dei credenti che Dio ha voluto povera, unita, forte solo della fede, non privilegiata, ma posta in mezzo alle difficolta della storia, come tutte le altre realtá, sorretta dalla Parola di Cristo. La barca puó simboleggiare anche la nostra vita personale, la nostra vita familiare, la nostra vita di Comunitá, la nostra societá. Quante volte, ciascuno di noi, la nostra famiglia, la comunitá, la societá, piú o meno piccole barche, per quanto stabili, hanno dovuto affrontare cavalloni, acque agitate. Quante volte hanno corso il rischio fare naufragio, sommerse dalle difficoltá, dalle incomprensioni, dai litigi continui, dalla rabbia e dai nervi sempre a fior di pelle. Ebbene, se non si vuole affondare, se si vogliono superare le difficoltá immancabili dell’esistenza, se si vuole arrivare in porto, cioè in Paradiso, tutti dobbiamo ascoltare Cristo, essere guidati da Lui, guidati da idee, principi, valori di vita seri, elevati, come vuole Gesú, non da principi indegni, meschini, mediocri ed egoistici, come vuole Satana. Poi c’è un 2° simbolo: L’ACQUA del lago o del mare. L’acqua del mare fa un po’ paura, quando è mossa o agitata esprime una forza incontrollabile. Per il pescatore l’acqua è l’unica fonte di vita, ma, a volte, è anche rischio, pericolo, tradimento, morte, L’acqua è simbolo del mistero che ognuno di noi, ogni coppia, ogni famiglia, ogni societá nasconde: sull’acqua possiamo navigare felicemente oppure a volte, in essa, possiamo anche annegare. Da noi dipende. La navigazione felice è quella che quotidianamente mette in cantiere l’amore e il perdono, la rotta che porta a destinazione, come insegna Gesú Cristo. L’annegare avviene quando non amiamo e non perdoniamo. In tal modo non seguendo la rotta, o ci andiamo a sfracellare contro l’odio o affondiamo sotto il peso del passato che non è passato. Infine, IL PESCATORE E LE RETI? Cosa ci dicono oggi? Beh! Un pescatore che non pesca niente è un pescatore fallito! La sua delusione è grande. Infatti, Simon Pietro, pescatore esperto, ma questa volta a digiuno di pesci, è rassegnato e lava le sue reti vuote dopo tanti sforzi! Egli rappresenta ciascuno di noi, quando siamo delusi, quando ci sentiamo impotenti davanti a certe situazioni che non riusciamo a gestire. Ebbene anche davanti alle nostre delusioni, davanti ai problemi piú grandi di noi, davanti ai pericoli che dobbiamo affrontare, Gesù si avvicina a noi con comprensione e con amore, come ha fatto con Pietro, e ci dice: Ma perchè non tenti ancora? Perché non prendi il largo, cioè perché non parti da altri presupposti? Perché non prendi il via con idee diverse, nuove, con nuovi sentimenti pieni di speranza? Perché non prendi il largo, cioé perché non ti allontani da certi modi di pensare, da certe emozioni, da certe abitudini; perché non rinunci a fare come hai sempre fatto? E come ha detto Pietro, anche noi non abbiamo paura di dire con coraggio a Gesú: “Maestro, sulla tua Parola, prenderó il largo, mi allontaneró da certi modi di pensare e di vivere”. Ecco ripartiamo tutti dalla Parola di Gesú, perché “verrà giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila, dice S. Paolo, attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo” (2Tim.4,1-8). Sí! Sia il Vangelo, il nostro punto di riferimento; sia la Parola di Dio, la nostra vera regola di vita, quella Parola, che è essa stessa un miracolo, perché se vissuta bene, cambia la nostra realtá, la nostra vita personale, la nostra vita di famiglia e il mondo intero. E ciò che ci sembrava impossibile diviene possibile!

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