XII Domenica T.O. Anno C e Festa di S. Antonio

Dal Vangelo secondo Luca (9,18-24)  

Un giorno Gesù si trovava in un luogo isolato per pregare. I suoi discepoli lo raggiunsero ed egli chiese loro: “Chi sono io secondo la gente?“. Essi risposero: “Alcuni dicono che tu sei Giovanni il Battezzatore; altri invece dicono che sei il profeta Elia; altri ancora dicono che tu sei uno degli antichi profeti tornati in vita“. Gesù riprese: “E voi, che dite? Chi sono io?“. Pietro rispose: “Tu sei il Messia, il Cristo promesso da Dio“. Allora Gesù ordinò severamente ai discepoli di non dire niente a nessuno, e aggiunse: “Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto. È necessario. Gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e i maestri della legge lo rifiuteranno. Egli sarà ucciso, ma il terzo giorno risorgerà“. Poi a tutti diceva: “Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso, ma prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Chi pensa soltanto a salvare la propria vita la perderà; chi invece è pronto a sacrificare la propria vita per me, la salverà“.

Gesú, chiese ai discepoli chi era Lui per loro. E perché? Non per curiositá, ma per vedere se avessero capito con chi avevano a che fare. E quando si accerta che avevano capito bene, che avevano capito che Lui era il Messia, il Cristo, mandato da Dio per liberare il popolo, Gesú li prepara ad affrontare ogni possibile delusione futura. E dice loro chiaramente, che le autoritá, politiche, religiose e intellettuali, dopo averlo perseguitato, l’avrebbero fatto fuori, facendolo molto soffrire e uccidendolo. Ma che il terzo giorno sarebbe risorto! E cosí è stato 2000 anni fa! Ma la persecuzione contro Gesú e contro la sua Chiesa, che lo rappresenta sulla terra e che continua la sua Missione d’amore, di perdono e di salvezza, non si è conclusa nella storia di questi ultimi 2000 anni. Essa continua ancora oggi. Gesú e i cristiani sono la Comunitá piú perseguitata del pianeta. Contro Gesú e contro la sua Chiesa è permesso un odio, che sarebbe ritenuto intollerabile verso qualunque altro gruppo religioso, etnico e sociale del mondo. Oggi, giustamente non è permesso odiare, disprezzare e perseguitare gli omosessuali, le donne, i neri, e tutte le altre categorie diverse dalla propria; ma è permesso odiare, disprezzare e perseguitare la fede cristiana e il cristianesimo, senza passare per razzisti; eppure Gesú e i cristiani sono gli unici al mondo che non perseguitano nessuno e che aiutano tutti. E allora poniamoci una domanda! Perché Gesú è cosí perseguitato? Non c’è una risposta razionale! Infatti come si fa a giustificare la persecuzione contro uno che è pacifico, che parla di pace, di amore, di perdono e di salvezza? E invece succede! E sapete perché? Perché i poteri politici (cioè i governanti), i poteri religiosi, e i poteri intellettuali (cioè i cosiddetti “intellettuali”: giornalisti, opinionisti, scrittori, filosofi, e altri), che perseguitano Gesú e i cristiani, sembrano tre poteri diversi, ma hanno in comune una sola cosa che difendono a denti stretti: i propri vantaggi, i propri privilegi! E quando c’è uno che glieli contesta, che glieli rinfaccia o che glieli toglie di sotto i piedi, essi reagiscono violentemente perseguitandolo, incarcerandolo o uccidendolo!  È il caso di Gesú e dei suoi insegnamenti, è il caso della Chiesa che continua l’opera di Gesú, è il caso dei Cristiani veri che con il loro modo di pensare e di vivere, sono un rimprovero alle ingiustizie, alle immoralitá, alle depravazioni di quei potenti di turno e del mondo intero. Sapete quando si vuole eliminare qualche persona? Quando si capisce che contro quella persona non si potrá mai vincere. Cosí è con Gesú e con la Sua Chiesa. Si combatte Gesú, lo si vuole eliminare dalla faccia della terra perché si è capito che contro di Lui non si potrá mai vincere. Gesú, nella sua vita e lungo il cammino, ha incontrato uomini e donne infelici, peccatori, violenti, aggressivi, malvagi, adulteri, ladri e cattivi; peró con la sua bontá, con la sua comprensione, con la sua pazienza, con la sua delicatezza, con il suo amore e con la sua misericordia è riuscito a cambiarli, a trasformarli, a donare loro la felicitá, la pace, la gioia, la luce; in una parola, è riuscito a convertirli!  Ma non è riuscito mai a convertire il gruppo di coloro che vivevano di privilegi e di vantaggi. E sapete perché? Perché per loro Gesú non portava nessun vantaggio materiale, nessun privilegio materiale, anzi per loro, Gesú era pericoloso. E perché era pericoloso? Perché Gesú voleva salvare le loro anime; mentre essi, pur di conservare i propri vantaggi e i propri privilegi preferivano venderle le loro anime e preferivano buttare via la loro vita, trasformando se stessi in manichini vuoti. Ció che succede anche oggi. Ma Gesú continua a dire anche oggi: “Quale vantaggio avrá l’uomo che guadagna il mondo intero, ma poi perde la sua anima e se stesso?”. E se lo dice Lui, che è LA VERITÀ!

FESTA DI S. ANTONIO

S. Antonio, da ricco che era, rinunciò a tutto e si fece povero, per amare e stare con i poveri, per condividere, proteggere e difendere la vita della povera gente, la gente del popolo. Proprio come Gesù Cristo, il quale, pur essendo Dio, rinunciò ai suoi privilegi, spogliò se stesso, si fece uomo, visse come ogni uomo, per salvare l’uomo. In una parola, possiamo dire che Sant’Antonio, sull’esempio di Gesù, si è convertito alla povera gente. In che senso? Prima di tutto, nel senso che lui, era figlio di una famiglia nobile e ricca. E si sa che i nobili e i ricchi difficilmente se la fanno con il popolino, miserabile e povero. S. Antonio, invece, rinunciò alle ricchezze e se la fece con i poveri. Poi ancora, S. Antonio era un intellettuale, era di una intelligenza superiore, era un professore dell’Università, insegnava all’Università. Avrebbe fatto chissà quale grande carriera insegnando nelle Università d’Europa. E si sa che coloro che occupano una certa posizione di prestigio, difficilmente si abbassano a livello della povera gente, secondo loro, ignorante e analfabeta. E S. Antonio si abbassò, rinunciò a tutto il suo prestigio e se la fece con la povera gente, ignorante e analfabeta. Perciò il popolo gli andava dietro, vedendo in lui non solo uno di loro, ma soprattutto uno che li difendeva e li aiutava! La povera gente, il popolo è semplice e genuino, non ama tanto le chiacchiere e i fronzoli; la povera gente va alle cose essenziali della vita. E S. Antonio era semplice e genuino, non amava le chiacchiere e i fronzoli e sapeva andare alle cose essenziali: diceva pane al pane e vino al vino; e ai prepotenti diceva ingiustizia alle ingiustizie e peccato al peccato, senza tante giustificazioni. Per questo, il popolo, la gente vedeva in Antonio uno di loro. Antonio seppe dare gusto alla vita, seppe dare la giusta direzione alla propria vita e a quella degli altri. E per andare dietro alle cose essenziali diede un calcio alle ricchezze, alle comodità, alla carriera universitaria, alle aule universitarie, ai grandi libri su cui aveva speso tanto tempo a studiarli, e cominciò a rivolgersi al popolo e a vivere come il popolo. In un primo momento fece il cuoco nel convento dei francescani dove subito lo accolsero. Stette in silenzio per un po’ di tempo, senza mettersi in mostra e senza fare notare le sue belle qualità culturali e spirituali. Sembrava che non sapesse fare altro che lavare le pentole e fare qualche cosa in cucina. Poi, un giorno, Dio lo aspettava ad un appuntamento. In una chiesa strapiena di gente, durante una celebrazione religiosa molto importante, presente il Vescovo di quella città, improvvisamente il predicatore ufficiale, molto famoso, non si presentò. Un frate ignorante, amico di Antonio, era presente nella stessa chiesa. Egli aveva sentito parlare Antonio, qualche giorno prima, in convento.  All’improvviso gridò in chiesa, davanti a tutti, di fare sostituire il predicatore assente, con Antonio, che stava al suo fianco e che inutilmente cercava di farlo stare zitto.  Ma il Vescovo accolse quel grido, come la voce di Dio. Chiamò Antonio e gli chiese di sostituire subito il famoso predicatore assente. Antonio, umile com’era, ubbidì! E improvvisò una predica che lasciò i presenti in chiesa a bocca aperta, compreso il Vescovo. E fu allora che tutti conobbero la sua sapienza. Da quel momento Antonio di Padova, richiesto a gran voce dal popolo delle campagne e dei paesi, lasciò di occuparsi di pentole e di cucina e andò da un punto all’altro, nei villaggi, nelle città, nelle campagne annunciando la Parola di Dio. Parlava del Vangelo, con entusiasmo, e la gente si entusiasmava. Insegnava il Vangelo e chiedeva alla gente che lo mettesse in pratica così come era, senza interpretazioni, senza correzioni e senza adattamenti alle circostanze e ai tempi. Il Vangelo per intero così come sta scritto: fai del bene a chi ti fa del male; perdona sempre, tutti; non vendicarti; benedici chi ti maledice; tratta gli altri come vuoi essere trattato tu; non commettere adulterio: ama Dio sopra tutto e sopra tutti e ama il prossimo, come ami te stesso; dovunque puoi pregare, adorare e servire Dio, in ogni angolo della terra; non dividere ciò che Dio unisce; credi in Gesù Cristo e amalo; fidati di Lui e affidati a Lui e sarai salvo. Ecc. E la gente sentendolo parlare con tanto entusiasmo, si entusiasmava e si convertiva. Anche a noi cristiani di oggi, S. Antonio parla così! Non ci illudiamo; non riempiamoci la testa di tante interpretazioni sbagliate; non ridicolizziamo il Vangelo stesso; non lo falsifichiamo. Non facciamoci un Vangelo tutto nostro, secondo i nostri gusti e secondo i nostri vizi. S. Antonio non faceva così, non adattava il Vangelo, Parola Eterna di Dio, ai gusti, ai vizi e alle aspettative della gente.  S. Antonio ha Gesù in braccio. E sapete perché?  Per indicarci di seguire Gesù. S. Antonio ha il Vangelo in mano. E sapete perché? Per indicarci che il Vangelo è la Parola di Dio che noi dobbiamo mettere in pratica senza tante storie. Il Signore è stato chiaro nei suoi insegnamenti. Facciamo chiarezza anche noi nella nostra testa e nella nostra vita. Apriamo il Vangelo, leggiamolo e mettiamolo in pratica così com’è, proprio come faceva S. Antonio. Tutto il resto, le grazie che noi gli chiediamo, ci verranno date in sovrappiù.

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