Festa di S. Antonio Anno A – 18 Giugno 2023

SINGEN

Oggi si parla tanto della violenza contro le donne e giustamente la si condanna. Ogni violenza va condannata! Naturalmente anche quella contro le donne e contro le persone che non si possono o che non si sanno difendere. Questo della violenza contro le donne, non è, peró, un problema solo di questi tempi o solo del mondo occidentale. È un problema di tutti i tempi e di ogni parte del mondo. È un problema che la Chiesa ha affrontato ed ha combattuto da sempre. La Chiesa è stata sempre dalla parte dei deboli ed ha sempre difeso le persone piú svantaggiate che subivano violenza. Anche ai tempi di S. Antonio, c’erano alcuni uomini e mariti che trattavano con violenza le loro mogli. Ai tempi di sant’Antonio la posizione della donna non era piacevole. Una volta sposata, la donna passava dall’essere proprietá del padre, ad essere proprietá del marito. Un po’ come anche oggi in certe culture e presso certi popoli non lontani da noi. Ai tempi di Sant’Antonio, il fatto che una donna fosse picchiata dal marito, era una cosa accettata dalla societá e non era nemmeno considerato un reato. Ebbene, S. Antonio è stato sempre dalla parte della donna. Sant’Antonio ha sempre condannato la violenza sulle donne, nelle varie storie della sua vita, che si conoscono. Eccone una. In una cittá della Toscana c’era un cavaliere ricco e nobile e spesso quest’uomo era irascibile e violento. Un giorno sua moglie, una donna buona e virtuosa, probabilmente, per difendersi, gli rispose in un modo un po’ affrettato. Egli, che non ammetteva repliche, si arrabbió in modo incredibile; la percosse violentemente con pugni, schiaffi e calci; la tiró per i capelli e la trascinó da una stanza all’altra; e alla fine la colpí al petto con un pugnale, lasciandola praticamente in fin di vita. A sentire le urla e le grida, i servitori accorsero subito, trasportarono la donna nella sua stanza, la misero sul letto e cercarono di fare il loro meglio per assisterla. Nel frattempo, il marito, dopo lo sfogo bestiale, aprí gli occhi e si rese conto della bestialitá che aveva fatto e della disumanitá con cui aveva agito. Con le lacrime agli occhi e con la rabbia nel cuore contro se stesso, girava di stanza in stanza, non sapendo cosa fare. Piano piano quella rabbia contro se stesso si trasformó in pentimento. Entró nella stanza dove stava la moglie in fin di vita. Pianse come un bambino. Poi, come se avesse avuto una illuminazione, lasció di corsa la stanza e uscí di casa. Salí sul cavallo e velocemente andó da S. Antonio che in quel periodo si trovava in quella città. Appena lo ebbe trovato, il cavaliere si inginocchiò davanti al Santo, raccontó tutto e lo pregó di perdonarlo e di salvare la povera moglie. Il Santo dapprima lo rimproverò aspramente e poi lo seguì. Giunto nella casa, entró nella stanza della donna e s’inginocchiò accanto a lei, chiedendo al Signore di ridarle vita e salute. Appena Antonio ebbe terminato la sua preghiera, piano piano la donna si alzò, completamente ristabilita.  Questo miracolo ci invita a riflettere sulla condizione della donna nelle nostre famiglie, donna molto spesso sottovalutata dall’uomo o dai mariti. Certo qualche passo avanti è stato fatto dai tempi di S. Antonio. Oggi, per esempio la violenza, anche quella nell’ambito della famiglia è reato. Ebbene, nonostante oggi la violenza sia un reato dovunque, dobbiamo riconoscere che anche oggi ci sono ancora vari tipi di violenza sulle donne, e non solo violenze sessuali, ma anche violenze fisiche, come per esempio, uccisioni di mogli, di fidanzate, di amanti, aborti imposti con violenza, matrimoni forzati, soprattutto in certe nazioni. S. Antonio ricordava sempre a tutti che Dio creò l’uomo, maschio e femmina; e che creó sia il maschio che la femmina, a sua immagine. Agli occhi di Dio, quindi, diceva il Santo, l’uomo e la donna hanno la stessa dignità. Durante i secoli, purtroppo, le diverse culture hanno calpestato questo equilibrio con le tragiche conseguenze che noi conosciamo, nei rapporti tra l’uomo e la donna. Con il suo miracolo, S. Antonio “rimprovera” il marito, per il suo orgoglio e per la sua presunta superiorità e poi “salva” la donna. In questo modo offre ai due la possibilitá di vivere una relazione d’amore vera, alla pari, in modo nuovo. Avete riflettuto qualche volta, con calma, voi mariti, sulla dignità grande che le vostre mogli hanno agli occhi di Dio e sulla eccezionale missione che Dio ha affidato a loro? Possibile che in certe famiglie cristiane ci deve essere ancora qualcuno (l’uomo) che deve avere SEMPRE ragione e che qualche altra (la donna) deve stare SEMPRE zitta, altrimenti…comincia la guerra? Secondo voi, COME si devono superare le immancabili divergenze che nascono nella vita di coppia e di famiglia? Ciascuno di voi (uomo o donna) cosa può fare in pratica perché nella propria famiglia si respiri un po’ piú aria di amore, di serenitá, di tranquillitá, di pace e di felicitá? Chiediamo a S. Antonio, di cui siamo giustamente molto devoti, tre grazie importanti: 1) Che ci raffreddi i bollori della rabbia e dell’orgoglio, quando qualcuno ci offende o ci fa del male o ci contraddice, in casa o altrove. Non dimentichiamo che sotto i bollori di una rabbia incontrollata, si possono fare le piú grandi sciocchezze, a volte irreparabili. 2) Che ci faccia accorgere e pentire PRIMA di fare qualcosa di male, di sbagliato e di fatale, in casa o altrove. 3) Che salvi le nostre famiglie fisicamente, moralmente e spiritualmente e le avvicini a Dio, da cui viene ogni amore, ogni gioia, ogni felicitá e ogni bene.

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