V Domenica T.O. Anno B – 4 Febbraio 2024

VANGELO
Dal vangelo secondo Marco 1,29-39

Subito dopo, uscirono dalla sinagoga e andarono a casa di Simone e di Andrea, insieme con Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Appena entrati, parlarono di lei a Gesù. Egli si avvicinò alla donna, la prese per mano e la fece alzare. La febbre sparì ed essa si mise a servirli. Verso sera dopo il tramonto del sole, la gente portò a Gesù tutti quelli che erano malati e posseduti dal demonio. Tutti gli abitanti della città si erano radunati davanti alla porta della casa. Gesù guarì molti di loro che soffrivano di malattie diverse e scacciò molti demoni. E poichè i demoni sapevano chi era Gesù, egli non li lasciava parlare. Il giorno dopo Gesù si alzò molto presto, quando ancora era notte fonda, e uscì fuori. Se ne andò in un luogo isolato, e là si mise a pregare. Ma Simone e  i suoi compagni si misero a cercarlo, e quando lo trovarono gli dissero: “Tutti ti cercano!“. Gesù rispose: “Andiamo da un’altra parte, nei villaggi vicini, perché voglio portare il mio messaggio anche là. Per questo infatti ho lasciato Cafàrnao“. Viaggiò così per tutta la Galilea predicando nelle sinagoghe e scacciando i demoni.

Il Vangelo di Marco, che abbiamo ascoltato, ci racconta la guarigione della suocera di Pietro. Peró Marco, quando scrive il Vangelo, per riguardo verso Pietro, di cui era discepolo, nasconde parte della veritá su quella suocera. Dallo stesso testo, rivelato da Gesú a Maria Valtorta, la mistica italiana morta nel 1961, veniamo a sapere qualcosa di piú, e cioè che il miracolo, Gesú l’ha fatto, proprio per fare un piacere a Pietro, poiché i rapporti che c’erano fra il genero e la suocera non erano dei migliori e questo, proprio a causa di Gesú. La suocera di Pietro era una donna piena di rancore, soprattutto verso il suo genero, Pietro.  Si lamentava sempre, urlava con lui, imprecava… era una donna inquieta. E poi era opportunista: non gli importava credere nel Maestro, l’essenziale per lei era che guariva. Quando poi guarí, non fu neppure riconoscente, non disse neppure grazie a Gesú! Continuava a parlare sempre male del genero. Non lo poteva proprio vedere. Gli rinfacciava sempre le solite cose. Ecco, per esempio, uno dei frequenti battibecchi, questa volta addirittura alla presenza di Gesú: “I tuoi cognati fanno fin troppo, da quando sono rimasti soli, dopo che tu ti sei sposato e sei andato ad abitare con mia figlia, a Betsaida, lontano da qui! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… ma mi dicono che molte volte tu non ci sei e non vai nemmeno a pescare”. “Ma io seguo il Maestro”, la risposta di Pietro. “Sono stato con lui a Gerusalemme e il sabato sto con lui. Certamente non perdo il tempo nei vizi e nelle baldorie”.  «Ma non guadagni, però! E dal momento che vuoi fare il servo del profeta, faresti meglio a trasferirti di nuovo qui. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano». «Ma non ti vergogni di parlare così davanti al Maestro, che ti ha guarita e non hai detto neppure grazie?». «Io non critico lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta, né un sacerdote. Tu sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla». Pietro perde il controllo e sbotta: «Buon per te che c’è lui, se no…».  A questo punto interviene Gesú, e dice: «Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi a Cafarnao anche prima di sposarti, stando a quello che sento. Puoi tornare di nuovo qui, anche ora».  «E abitare qui di nuovo? No, Maestro, tu non sai, questa qua…». «Buono, Pietro mio, buono. Se tu starai qui, starai sul lago a pescare e a guadagnare qualcosa per la tua famiglia e starai anche con Me. Perciò, che differenza fa, per te, abitare o non abitare in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Ge­sù sia stata trasmessa nel bollente carattere di Pietro. “Hai ragione, Maestro, tu hai sempre ragione. Lo farò”.  Fin qui l’episodio di quel giorno. Ora una riflessione.
La parola “suocera” nel suo significato originario significa “colei che piange”, “colei che si lamenta”, “colei che è infelice”, “colei che è in lutto”, “colei che ha paura”, “colei che imprigiona”. Ebbene la suocera di Pietro, con tutto il suo rancore, con tutte le sue lamentele, con tutte le sue inquietudini, con tutta la sua rabbia è il simbolo della Umanitá di oggi.  L’Umanitá di oggi è una Umanitá ammalata di paura, continuamente in lutto, a causa delle numerose e infinite violenze a livello interpersonale, a livello familiare, a livello di popoli con le guerre; è una Umanitá malata, senza forza e senza energie per reagire davanti ai poteri forti di chi amministra le ricchezze e la finanza; è una Umanitá, nello stesso tempo, tormentata dalla febbre del possesso, del piacere, del potere. L’Umanitá di oggi è una umanitá infelice, scontenta, arrabbiata con tutto e con tutti.  È una Umanitá che non ha nessuna riconoscenza verso Dio. È una Umanitá che non sa cosa vuole, una Umanitá fiacca, morente! Ebbene solo Gesú puó risvegliare la vita nella nostra Umanitá. Solo Gesú puó guarirla, perché solo Gesú è in grado di guarire l’uomo dal di dentro, cioè nella sua mente e nel suo cuore. Basta ascoltarlo e mettere in pratica quello che dice. E come ha fatto con la suocera di Pietro, che dopo la guarigione, l’ha resa capace di servire la famiglia, cosí puó fare con tutta l’Umanitá e anche con ciascuno di noi: guarirci, ridarci le forze, le energie e renderci capaci di servire: servire la vita, servire l’amore, servire gli altri, servire Dio con tutto il cuore!

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